La direttrice d’orchestra Elisabetta Maschio debutta con l’Orchestra del Teatro La Fenice in due serate tra Treviso e Mestre. L’iniziativa nasce come omaggio a Giuseppe Sinopoli, nel quadro degli 80 anni dalla nascita e dei 25 anni dalla scomparsa; le date sono il 4 settembre al Teatro Comunale Mario Del Monaco e il 4 ottobre al Teatro Toniolo. Sullo sfondo restano le polemiche legate alla nomina di una collega alla Fenice, ma Maschio imprime un’altra direzione: la musica al centro, non il contorno.
Il programma e la scelta del podio
Il programma intreccia Mozart, Beethoven e Wagner: l’ouverture dal Don Giovanni, la Sinfonia Haffner, pagine beethoveniane e l’Idillio di Sigfrido. «Non l’ho scelto io, ma la sorte ha voluto che sarebbe stata proprio la mia scelta», osserva, definendolo fra i repertori più frequentati e amati del suo percorso. In questo quadro, insiste sulla preparazione: studio meticoloso, chiarezza d’intenti, un gesto che nasce da un lavoro lungo più che da un colpo d’ala. La direzione, per lei, è soprattutto organizzazione del suono e responsabilità verso chi suona e chi ascolta.
Più nel concreto, Maschio riduce al minimo la retorica del debutto e privilegia l’assetto della sala: prove, definizione delle dinamiche, equilibrio tra le sezioni. La scelta di un trittico così riconoscibile – Mozart, Beethoven, Wagner – diventa banco di prova per l’orchestra e per chi guida, senza scorciatoie. «È uno dei repertori che amo di più e che ho eseguito spesso», aggiunge, a marcare una familiarità maturata nel tempo.
Presenza femminile e dibattito
La discussione pubblica sul genere, dice, può spostarsi oltre l’effetto novità. «Basta meravigliarsi della presenza delle donne in questo ruolo», afferma, ricordando che una donna è salita sul podio già nel 1930 e che in Italia accadeva nel 1905. Il criterio resta uno: «Valutare il valore artistico, non primati fittizi».
Quanto al caso che ha coinvolto una collega alla Fenice, Maschio mantiene il «no comment». E puntualizza: «Non è che andiamo accomunate solo perché entrambe donne. Siamo artiste diverse». Di riflesso, prende le distanze dall’iper-esposizione: «L’esposizione mediatica fa solo perdere concentrazione e tempo». L’attenzione, ripete, va riportata sulle partiture e sul lavoro con l’orchestra.
Radici, metodo e impegni
Le radici contano. Maschio, originaria di Montebelluna, richiama la concretezza del territorio e un’educazione familiare segnata dall’esempio del padre medico, che l’ha spinta a scelte consapevoli. Il debutto con la Fenice arriva dopo «40 anni di carriera» e un curriculum fitto, ma è la prima collaborazione con quell’organico.
Il metodo, precisa, attraversa anche discipline non musicali: filosofia, poesia, letteratura come nutrimento dell’interpretazione. Da qui il consiglio alle giovani e ai giovani che puntano al podio: «Studiare, studiare, studiare. Ma verificare anche di avere l’attitudine». È un approccio che Maschio ha consolidato «con oltre 30 anni di studio con coscienza e serietà».
Non c’è solo il repertorio sinfonico. Maschio dirige il sistema nazionale delle Orchestre e dei Cori Giovanili e lega l’omaggio a Giuseppe Sinopoli a un percorso che affianca ai concerti incontri e momenti formativi, in continuità con il ponte costruito verso il progetto venezuelano di riferimento. Per lei, il podio è «un posto comodo» se supportato da preparazione, sicurezza nelle scelte e tecnica: il terreno su cui si gioca davvero la qualità di un’esecuzione.
Il calendario, dunque, fissa due tappe nette: Treviso il 4 settembre e Mestre il 4 ottobre. Il resto lo farà la musica.
