“Yesteryear” è il racconto avvincente e inquietante di una tradwife, Natalie Mills – una delle tante influencer americane che celebrano la vita rustica e tradizionale attraverso i social – trascinata indietro nel tempo, nel 1855, a fare i conti con la dura realtà dietro la fantasia da lei costruita.
“È uno scherzo? Un reality show? Un viaggio nel tempo? Oppure è Dio che vuole metterla alla prova?”, scrive su Instagram Neri Pozza, la casa editrice che pubblicherà Yesteryear in Italia.
Yesteryear, la tradwife costretta a vivere nel 1855
Natalie Mills ha costruito la propria fama raccontando online un mondo apparentemente perfetto: vive con il marito e i figli in una fattoria, cucina, si occupa della casa e mostra ai milioni di persone che la seguono la sua quotidianità fondata sul ritorno a ruoli familiari tradizionali. Nella sua narrazione, la modernità e il femminismo avrebbero complicato la vita delle donne, mentre il passato rappresenterebbe un modello al quale tornare.
Natalie è quindi una tradwife, abbreviazione di traditional wife: un termine diventato popolare negli ultimi anni soprattutto su TikTok e Instagram per indicare quelle donne che promuovono una divisione molto rigida dei ruoli di genere: l’uomo lavora e mantiene economicamente la famiglia, mentre alla moglie spettano la cura della casa, del marito e dei figli.
Nei contenuti social, questo ideale assume spesso una forma estremamente estetizzata: abiti d’altri tempi, pane fatto in casa, orti, bambini e grandi cucine immerse nella campagna. Ma è proprio sulla distanza tra questa rappresentazione e ciò che significava realmente essere una donna nel XIX secolo che Caro Claire Burke, autrice del romanzo, costruisce il libro
Il libro di Caro Claire Burke è costruito su un paradosso: l’attività di influencer non sarebbe stata assolutamente possibile per una donna che vive per davvero nel XIX secolo. Quando Natalie apre gli occhi nel 1855, infatti, tutto ciò che rendeva possibile la sua vita scompare. Non ci sono smartphone, collaboratori, elettrodomestici o comodità moderne e soprattutto non esistono molte delle libertà e delle tutele che le permettevano di scegliere, nel presente, proprio quello stile di vita che lei raccontava come “naturale”.
Il passato non è più una patina da romanticizzare sui social; diventa la cruda realtà con cui la protagonista è costretta a fare i conti.
Il fenomeno delle tradwife dietro al romanzo
L’idea di Yesteryear nasce proprio dall’osservazione del fenomeno delle tradwife online. Burke ha raccontato di essersi avvicinata al tema nel 2024, quando iniziò a utilizzare con maggiore frequenza TikTok e a pubblicare contenuti sul femminismo e sulle questioni di genere.
È il periodo in cui profili dedicati alla cosiddetta traditional lifestyle stanno ottenendo sempre più visibilità negli Stati Uniti. Un fenomeno che non riguarda soltanto la scelta individuale di occuparsi della casa: attorno a una parte di questi contenuti si è sviluppata anche una critica esplicita al femminismo e all’emancipazione femminile.
Il paradosso, però, è che quello stesso ritorno al passato viene promosso utilizzando alcuni degli strumenti più contemporanei possibili. Le tradwife costruiscono infatti il proprio pubblico sui social, trasformano la vita domestica in un contenuto e, nei casi di maggiore successo, in una vera e propria attività economica.
cosa succederebbe se una donna che guadagna raccontando quanto fosse migliore il passato fosse improvvisamente costretta a viverci?
Yesteryear, il successo prima ancora dell’uscita
Nel 2024 i diritti di Yesteryear sono stati contesi da numerose case editrici statunitensi in un’asta particolarmente combattuta. A ottenere il romanzo è stata infine Alfred A. Knopf, con un investimento superiore al milione di dollari: una cifra insolita soprattutto considerando che si trattava del debutto narrativo di Burke.
Poco dopo è arrivato anche l’interesse di Hollywood. Amazon MGM Studios ha acquistato i diritti per realizzarne un adattamento cinematografico e nel progetto è stata coinvolta Anne Hathaway, sia come produttrice sia come protagonista. Il libro è quindi diventato un piccolo caso editoriale quando ancora non era arrivato nelle librerie. Una scommessa che, almeno dal punto di vista commerciale, ha funzionato.
Dalla pubblicazione negli Stati Uniti, avvenuta il 7 aprile 2026, Yesteryear è rimasto per settimane tra i romanzi più venduti e ha continuato a circolare sui social, gli stessi spazi dai quali era nata l’idea per la storia. Il successo americano ha spinto anche Neri Pozza a modificare i propri programmi: l’edizione italiana, inizialmente prevista per il 2027, arriverà nelle librerie già a novembre 2026.
Tra successo e critiche
La forza del romanzo, secondo molte delle recensioni pubblicate negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sta soprattutto nella sua protagonista. Natalie non è semplicemente la caricatura di un’influencer conservatrice: è una donna capace di costruire una narrazione molto precisa di sé stessa e di farne un business. Il bersaglio non è soltanto il modello familiare promosso dalla protagonista, ma il modo in cui i social riescono a trasformare una visione politica in un’estetica.
Non tutte le recensioni, però, sono state entusiaste. Il Guardian, pur giudicando particolarmente efficace l’idea di partenza, ha criticato il romanzo per non aver approfondito abbastanza il contesto politico che circonda il fenomeno: dalla misoginia all’omofobia e al razzismo sempre più presenti online; basti pensare al fenomeno della “manosfera”.
Il Los Angeles Times ha invece sottolineato come il romanzo utilizzi lo scontro tra vita mostrata sui social e la realtà per interrogare anche chi quei contenuti li continua a visionare, pur non trovandosi d’accordo e contribuendo, quindi, al loro successo. Del resto, come sintetizza la stessa Burke: “Ogni performance ha bisogno di un pubblico”
