La cultura woke non può rappresentare l’ossatura ideologica della sinistra. Per costruire un’alternativa credibile alla destra, le forze progressiste devono tornare a concentrarsi soprattutto sulle diseguaglianze economiche e sociali. È la posizione espressa da Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, in un intervento pubblicato il 21 agosto su Repubblica, nel quale entra nel dibattito nato negli Stati Uniti intorno all’evoluzione della cultura woke.
Conte: “Perplesso di fronte agli eccessi del woke”
Conte parte riconoscendo il contributo che il movimento woke ha dato alla battaglia contro razzismo, sessismo e discriminazioni, ampliando l’attenzione verso gruppi e identità rimasti a lungo ai margini. Allo stesso tempo, però, il leader pentastellato racconta di essere rimasto più volte “fortemente perplesso” davanti ad alcune sue degenerazioni.
Secondo Conte, in determinati contesti la cultura woke avrebbe alimentato conformismo ideologico e, nei casi più estremi, una compressione della libertà di opinione. Il rischio è quello di trasformare battaglie nate per estendere i diritti in una sorta di codice morale rigido, incapace di tollerare posizioni differenti.
Il presidente del M5s sostiene così che sarebbe un errore per una forza progressista affidare principalmente a questo terreno la costruzione della propria proposta politica. Il woke, avverte, non deve trasformarsi in una “religione morale autoreferenziale”. L’intervento arriva nel dibattito sviluppatosi negli Stati Uniti dopo le recenti parole della deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez.
“Il vero nemico sono le diseguaglianze”
Il cuore del ragionamento di Conte riguarda però l’economia. Per il leader del Movimento 5 Stelle, una sinistra che vuole tornare a essere competitiva deve intervenire sulle “radici materiali delle diseguaglianze”, rivolgendosi a lavoratori sottopagati, operai, piccoli imprenditori e classi medie.
Le battaglie identitarie, nella sua analisi, non possono sostituire quelle per la redistribuzione della ricchezza. Conte indica quindi una serie di priorità: salari più alti, politiche industriali, equità fiscale, tassazione delle rendite finanziarie, diritto alla casa, servizi pubblici, sanità e istruzione.
Nel mirino finiscono anche la finanziarizzazione dell’economia, il peso dei costi energetici e fiscali sulle attività produttive e il crescente potere delle Big Tech. Il messaggio è quello di una sinistra che dovrebbe tenere insieme il riconoscimento dei diritti individuali con una politica economica capace di incidere sulle condizioni concrete di vita.
L’attacco al governo Meloni
L’intervento diventa infine una dichiarazione politica rivolta direttamente al quadro italiano e alla costruzione dell’alternativa al centrodestra.
“La destra in Italia ha fallito”, sostiene Conte, accusando il governo di avere deluso i cittadini e di avere proposto risposte “ispirate a pulsioni autoritarie” senza riuscire, allo stesso tempo, a garantire ordine e sicurezza.
Per il leader del M5s è quindi arrivato il momento per le opposizioni di costruire una proposta alternativa. Una piattaforma che, nelle sue parole, sappia tenere insieme “riconoscimento e redistribuzione, libertà individuali e sicurezza sociale”.
Il ragionamento assume un peso particolare mentre nel centrosinistra resta aperto il confronto sulla costruzione della coalizione in vista delle prossime Politiche, con Pd, M5s e Avs impegnati a trovare una sintesi programmatica prima ancora di sciogliere il nodo della leadership.
