L’Italia potrà spendere 14,4 miliardi di euro per incentivi green senza che questa spesa venga conteggiata ai fini della regola Unione europea del deficit non superiore al 3% del Pil. La Commissione europea ha stilato ieri un elenco «esemplificativo e non esaustivo» di 22 misure che rientrano nella deroga al Patto di stabilità per la sicurezza e l’autonomia energetica. Il documento accelera la transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili ma introduce paletti temporali e di ammissibilità.
Incentivi green: cosa può essere finanziato
Tra le 22 misure menzionate la Commissione indica la possibilità di finanziare investimenti nelle centrali nucleari, le pompe di calore, il solare, le batterie domestiche, le ristrutturazioni degli edifici e le colonnine di ricarica. L’elenco definisce gli interventi ammissibili come strumenti per aumentare la sicurezza e l’autonomia energetica e precisa che le misure sono «esemplificative e non esaustive». Il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto di essere soddisfatto che la Unione europea abbia «incluso gli investimenti sul nucleare tra quelli finanziabili», ma ha anche sottolineato che servono «approfondimenti sugli aspetti tecnici e sull’ammissibilità delle singole misure». Pichetto ha inoltre citato la probabilità che il governo invii le sue proposte a Bruxelles «ai primi di settembre», a valle degli approfondimenti richiesti.
Vincoli temporali, esclusioni e impatto sui piani del governo
Il documento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Unione europea fissa però un vincolo stringente: «sono ammissibili solo le nuove misure decise successivamente al 28 febbraio 2026». Di conseguenza, ha osservato Pichetto, gli 14,4 miliardi non potranno coprire le spese del decreto Bollette del 20 febbraio, che include 5 miliardi già stanziati. La Commissione motiva la scelta spiegando che «l’applicazione retroattiva che interessi misure decise in precedenza non contribuirebbe ad accelerare la transizione energetica, limitandosi invece a creare un margine di bilancio per altri fini». Nel documento si specifica inoltre che non sono ammissibili «i sostegni basati sul reddito o altri sussidi intesi ad attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia», una precisazione che esclude bonus sulla bolletta anche se limitati ai vulnerabili. Sul calendario della spesa, Pichetto ha detto che non è scontato lo schema 7 miliardi nel 2026 e 7 nel 2027: «L’importante è non superare lo 0,6% totale» e la Commissione prevede che la spesa si possa distribuire fino al 31 dicembre 2028. Il risultato pratico è che il governo dovrà rivedere i suoi piani per utilizzare pienamente le opportunità offerte dalla nuova clausola per l’energia, hanno concluso i ministri coinvolti.
