Per Pep Guardiola il calcio non è mai stato semplicemente un lavoro. È stato una passione totalizzante, a tratti un’ossessione, capace di portarlo ai vertici del calcio mondiale ma anche di presentargli un conto pesantissimo nella vita privata. A raccontarlo è lo stesso allenatore catalano nella nuova docuserie di Prime Video “A Beautiful Obsession”, che entra negli ultimi due anni della sua esperienza al Manchester City e mostra un Guardiola molto diverso da quello abitualmente visto a bordo campo.
Tra i passaggi più intimi c’è quello dedicato alla separazione da Cristina Serra, la donna conosciuta nel 1994, sposata nel 2014 e madre dei suoi tre figli. Guardiola arriva a parlare della fine del rapporto persino davanti ai propri calciatori, trasformando una vicenda personale in un discorso sulla passione e sulla motivazione.
Guardiola e la confessione ai giocatori dopo la Juventus
Il retroscena emerge da uno dei momenti più delicati vissuti nello spogliatoio del City. Dopo una sconfitta contro la Juventus, il tecnico decide di rivolgersi alla squadra mettendo da parte schemi e indicazioni tattiche.
“Ho divorziato dalla donna più bella del pianeta. La amo immensamente, ma abbiamo perso la passione. Qualsiasi cosa facciate nella vita, fatela con passione”, dice Guardiola ai suoi giocatori.
Un riferimento diretto alla crisi con Cristina Serra. Negli ultimi anni la distanza avrebbe pesato sul loro rapporto: Guardiola era rimasto a Manchester per guidare il City, mentre lei aveva scelto di tornare in Spagna per seguire le proprie attività imprenditoriali.
La famiglia diventa così uno degli elementi attraverso cui il catalano racconta quanto la dedizione assoluta al calcio abbia condizionato la sua esistenza fuori dal campo.
Lo sfogo in lacrime: “Metto in gioco la mia vita”
La docuserie mostra anche un altro episodio particolarmente duro, avvenuto dopo la sconfitta contro il Bayer Leverkusen nel novembre 2025. Guardiola, visibilmente provato, rimprovera alla squadra la mancanza di coraggio e soprattutto di coinvolgimento.
“Metto in gioco la mia vita, il mio divorzio, la lontananza dalla famiglia e cosa ricevo in cambio? Una prestazione di m…a. Quando giocate così, mi sento solo”, dice ai calciatori.
È probabilmente una delle immagini che meglio descrivono il rapporto di Guardiola con il calcio: una ricerca quasi ossessiva della perfezione, nella quale il confine tra professione e vita privata finisce progressivamente per scomparire.
In dieci anni sulla panchina del Manchester City, Guardiola ha conquistato 20 trofei, costruendo una delle squadre più dominanti della storia recente del calcio inglese. Un ciclo straordinario che, però, negli ultimi tempi ha iniziato a consumare anche il suo artefice.
Guardiola adesso vuole fermarsi
Terminata l’esperienza con il City, il catalano sembra infatti intenzionato a concedersi una vera pausa. Nessuna corsa immediata verso una nuova squadra e, soprattutto, la necessità di recuperare una dimensione personale rimasta a lungo in secondo piano.
“Sarà difficile tornare. Ho bisogno di rimettere a posto molte cose”, ammette Guardiola. Poi aggiunge: “Sono successe tante cose nella mia vita personale e professionalmente ho bisogno di ritrovare me stesso, soprattutto sedermi e vedere il tempo che passa”.
Per spiegare ciò che cerca utilizza il termine catalano “badar”: fermarsi, osservare ciò che accade e concedersi il lusso di non dover pensare immediatamente alla prossima partita.
Una volontà che potrebbe aiutare a leggere anche alcune delle decisioni prese sul proprio futuro. Tra queste ci sarebbe il rifiuto della panchina della Nazionale italiana, che gli sarebbe stata proposta da Paolo Maldini e Leonardo.
Nel giorno dell’addio al Manchester City, accanto a Guardiola c’erano i figli, il padre e anche Cristina Serra, indicata ancora dall’allenatore come “la donna più importante della mia vita”. Il calcio, prima o poi, potrebbe tornare a chiamarlo. Per adesso, però, Guardiola sembra avere scelto qualcosa che per lui potrebbe essere persino più complicato di vincere: imparare a fermarsi.
