Studio su 1.614 donne: una ricerca pubblicata sul Journal of Health Psychology valuta quanto il ricorso a procedure estetiche si avvicini a un comportamento difficile da controllare. Tra le 710 partecipanti che avevano già effettuato almeno una procedura cosmetica, il 20% è risultato nella fascia di rischio moderato o severo nell’arco della vita; il 15,4% riportava sintomi della stessa intensità nell’ultimo anno.
Metodologia e risultati principali
Gli autori hanno somministrato la Cosmetic Addiction Scale DSM-5, un questionario di undici domande adattato dai criteri dei disturbi da uso di sostanze: raggiungere almeno quattro punti collocava la partecipante nella fascia di rischio moderato-severo. Nell’intero campione la quota scendeva all’8,9% nella vita e al 6,8% nell’ultimo anno, dato che includeva anche le donne non sottoposte a trattamenti.
Lo studio non pretende di avviare una nuova diagnosi clinica: le misure raccolte segnalano comportamenti compatibili con perdita di controllo, non una conferma diagnostica. Il lavoro è firmato e citato con i riferimenti bibliografici nello stesso articolo pubblicato sul Journal of Health Psychology.
Il ruolo dei social e dell’autostima corporea
Tra i fattori più chiaramente associati ai punteggi elevati figuravano una minore soddisfazione per il proprio corpo e un uso problematico dei social media. L’interazione tra questi due elementi è risultata significativa: nelle donne con un uso problematico delle piattaforme, la scarsa stima dell’aspetto si accompagnava a punteggi più alti di uso compulsivo delle procedure; la stessa relazione era meno evidente tra chi mostrava un uso dei social meno problematico.
Gli autori sottolineano che la ricerca è trasversale: fotografia di associazioni che compaiono insieme, non prova di causalità. Restano aperti i tempi e i meccanismi che portano dal confronto visivo online alla ripetizione delle procedure in ambulatorio.
Mercato, implicazioni cliniche e raccomandazioni
Il dato dei comportamenti a rischio emerge mentre il mercato delle procedure estetiche mantiene volumi elevati: l’International Society of Aesthetic Plastic Surgery registra quasi 38 milioni di interventi nel 2024, con il botulino intorno a 7,8 milioni di applicazioni e i filler a base di acido ialuronico circa 6,3 milioni. Numeri che spiegano la diffusione delle opportunità di trattamento senza trasformare automaticamente il fenomeno in un’emergenza psicologica.
Le implicazioni cliniche appaiono però concrete: alcune linee guida internazionali raccomandano di valutare motivazioni ed aspettative prima di procedere, incluso lo screening per condizioni psicologiche come il disturbo da dismorfismo corporeo. I segnali descritti nello studio — sollievo che si accorcia, desiderio rapido di un nuovo intervento, impossibilità di sentirsi soddisfatte senza un altro ritocco — possono indicare quando la richiesta non è più solo estetica ma richiede un approfondimento multidisciplinare.
Lo studio citato rimette in primo piano la necessità di un approccio che coniughi qualità tecnica e attenzione psicologica: tra specchio e schermo, la libertà di scelta convive con il rischio che il gesto estetico diventi una pratica ripetuta e difficile da interrompere.
Skvirsky V, Lifshin U, Shmulewitz D, Mikulincer M. “Prevalence of addictive use of cosmetic procedures and risk factors among Israeli women”. Journal of Health Psychology. DOI: 10.1177/13591053261444719.
