Lo spazio intorno alla Terra è sempre più affollato di satelliti e frammenti, con rischi crescenti di collisioni e danni alle infrastrutture orbitali. Un razzo Falcon 9 di SpaceX è finito contro la Luna dopo essere rimasto su un’orbita incontrollata, mentre in LEO la presenza di oggetti inutilizzati continua ad aumentare.
La congestione è documentata dalle rilevazioni: OrbitRadar traccia quasi 30.000 oggetti in orbita, di cui circa 18.500 sono satelliti attivi. Quando corpi inservibili si frammentano, spiegano gli esperti, la nuvola di detriti produce pezzi troppo piccoli per essere seguiti facilmente, ma comunque in grado di colpire veicoli che viaggiano a oltre 7 chilometri al secondo.
Il problema esponenziale in orbita
La dinamica delle collisioni aumenta il numero di frammenti più rapidamente di quanto il naturale rientro atmosferico possa smaltirli. Tim Flohrer, responsabile dei detriti spaziali dell’Agenzia Spaziale Europea, ha avvertito che questa tendenza «potrebbe rendere certi livelli orbitali inutilizzabili». Le manovre di avoidance sono diventate sempre più frequenti per i satelliti attivi, con impatti operativi e costi aggiuntivi per gli operatori.
Il fenomeno non è limitato a pezzi grandi: anche minuscole schegge possono perforare pannelli solari, sensori o, nel peggiore dei casi, le tute di astronauti durante attività extraveicolari. La moltiplicazione dei piccoli oggetti rende più difficile prevedere traiettorie e pianificare interventi di prevenzione.
Modelli di business: rimozione e servicing
Un gruppo crescente di imprese propone di trasformare la necessità in un mercato: rimuovere i detriti e fornire servizi di ispezione, riparazione e prolungamento della vita dei satelliti. Astroscale, società di servizi orbitali quotata a Tokyo, sviluppa navicelle agili in grado di operare in prossimità di altri veicoli spaziali e ha dimostrato la capacità di agganciarsi con un sistema magnetico.
«Lo spazio è un bene comune globale e lo stiamo inquinando», ha dichiarato Andrew Faiola, vice president commerciale di Astroscale, sottolineando la necessità di contrastare una «cultura usa e getta» anche in orbita. La società ha registrato una crescita dei ricavi del 142% nell’esercizio chiuso in aprile, ma continua a bruciare cassa e a ricevere ampie sovvenzioni governative per i progetti.
Parallelamente, il progetto ClearSpace dall’Europa ha messo a punto un veicolo dotato di una «pinza» per catturare detriti come il satellite Proba-1. Il cofondatore e CEO Luc Piguet paragona il potenziale mercato dei servizi spaziali alla manutenzione di strade o aviazione: senza un layer di servicing, le infrastrutture diverrebbero insostenibili.
ClearSpace ha raccolto 26 milioni di euro nel 2023 e prevede un nuovo round di finanziamento. Per ora, il business resta in gran parte sostenuto da contratti con agenzie spaziali e governi, ma aziende che operano grandi costellazioni potrebbero diventare clienti commerciali in futuro.
Regole, responsabilità e politica spaziale
La responsabilità di rimuovere hardware abbandonato è ancora un’area grigia del diritto spaziale internazionale. L’Agenzia Spaziale Europea ha chiarito di non essere un regolatore in senso lato e può imporre standard solo alle proprie missioni, mentre la soluzione richiederà cooperazione globale per affrontare la «tragedia dei beni comuni» rappresentata dai detriti.
Flohrer evidenzia un miglioramento nella compliance alle norme antidetriti, soprattutto tra operatori commerciali, ma ritiene che non sia sufficiente a invertire la tendenza. Alcune imprese vedono inoltre domanda dal settore difesa, dove tecnologie di controllo e rimozione assumono valore strategico in un contesto geopolitico più teso.
La creazione di un mercato sostenibile per la rimozione e il servicing dipenderà da norme che mettano obblighi di decommissioning, meccanismi di responsabilità e incentivi economici, oltre che dall’evoluzione delle capacità tecniche dimostrate dalle startup e dalle agenzie.
Ripulire lo spazio resta dunque un obiettivo tecnico, economico e normativo: le aziende del settore stanno costruendo piattaforme e dimostrazioni, ma la scalabilità commerciale richiederà sia clienti paganti sia un quadro regolatorio che renda obbligatorio o economicamente sensato il ritiro dei veicoli inservibili.
In chiusura, il fenomeno unisce numeri e tecnologia: migliaia di satelliti operativi, decine di migliaia di oggetti tracciati e missioni dimostrative come ClearSpace-1 mostrano l’avvio di un mercato che potrebbe essere determinante per la sostenibilità delle attività spaziali.
