Gli agenti del VI Distretto Casilino, coordinati dal pubblico ministero Francesco Saverio Musolino, hanno arrestato nel complesso di via dell’Archeologia 52, a Tor Bella Monaca, il compagno di Dafne Rebaudo dopo il ritrovamento del corpo ai piedi del palazzo avvenuto il 13 luglio. L’ipotesi iniziale della caduta accidentale è stata superata alla luce di telecamere e testimonianze. La svolta è arrivata quando l’identificazione della vittima, completata solo dopo alcuni giorni, ha permesso di concentrare l’inchiesta sulla posizione del convivente.
Identità dell’indagato e regia investigativa
L’uomo arrestato è Mohamed Trabelsi, 40 anni, cittadino tunisino con precedenti in materia di stupefacenti. L’arresto è stato eseguito dagli investigatori del VI Distretto Casilino sotto il coordinamento del pubblico ministero Francesco Saverio Musolino, in un quadro che ha progressivamente incrinato la pista dell’incidente.
Nel condominio sono state ascoltate più persone. Alcuni residenti hanno riferito di una lite tra la donna e il convivente sulle scale poco prima del ritrovamento. Le deposizioni, valutate singolarmente e poi incrociate con altri riscontri, hanno offerto un canovaccio temporale utile a fissare orari e spostamenti. Su questa base, il gruppo investigativo ha definito una timeline preliminare, poi verificata con supporti tecnici.
Le immagini di videosorveglianza, acquisite per tracciare movimenti e tempi, sono state considerate un passaggio decisivo. Dalle analisi sono emerse discrepanze tra quanto dichiarato dall’indagato e i dati oggettivi estratti dai filmati. Le difformità riscontrate hanno rafforzato i sospetti degli investigatori e contribuito a delineare possibili profili di responsabilità, allontanando ulteriormente lo scenario della caduta accidentale.
Dalla svolta all’atto formale: cosa succede ora
La fase di avvio dell’inchiesta è stata rallentata dal ritardo nell’identificazione della vittima, ma l’assemblaggio di tasselli testimoniali e riscontri tecnici ha portato alla misura restrittiva. Dopo l’arresto, il provvedimento è stato trasmesso alla convalida: il giudice per le indagini preliminari dovrà pronunciarsi e, in caso di esito positivo, potrà emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Parallelamente prosegue l’analisi tecnica delle registrazioni e la verifica puntuale degli orari, con l’obiettivo di completare la sequenza degli eventi. Nel fascicolo confluiscono le testimonianze raccolte, i tracciati video e le incongruenze emerse nelle versioni rese dall’indagato: è l’insieme che ha cambiato rotta all’inchiesta rispetto alla lettura iniziale. Gli atti predisposti dagli investigatori del VI Distretto Casilino saranno trasmessi alla procura per le determinazioni successive, mentre il gip esaminerà la convalida della misura e, se la riterrà fondata, potrà disporre la custodia cautelare in carcere.
