Franco Baresi, storico capitano del Milan e bandiera del calcio italiano, è morto oggi a 66 anni. La sua figura ha attraversato generazioni rossonere, prima in campo e poi nei ruoli dirigenziali.
Circa un anno fa era stato sottoposto a un intervento di asportazione di una nodulazione polmonare; da allora aveva intrapreso una battaglia personale contro la malattia. Quella battaglia si è chiusa con la sua morte
Carriera di Franco Baresi: i suoi numeri al Milan
Nato a Travagliato l’8 maggio 1960, Baresi ha legato l’intera carriera al Milan. Il club ha ritirato la sua maglia numero 6 nel 1997, scelta simbolica che ha fissato per sempre il rapporto con la squadra in cui è cresciuto e che ha guidato da capitano. Il difensore ha totalizzato 719 presenze ufficiali in rossonero, vent’anni di prima squadra alimentati da una trafila iniziata nel settore giovanile. Arrivò al Milan nel 1974 a 14 anni, dopo una breve esperienza nelle giovanili dell’Inter, e debuttò in Serie A il 23 aprile 1978 a Verona, appena diciassettenne. Da lì costruì una carriera di continuità e comando tecnico, diventando riferimento della retroguardia e leader riconosciuto dello spogliatoio.
Nel palmarès spiccano sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe italiane. I successi si sono concentrati tra la fine degli anni Ottanta e l’avvio dei Novanta, periodo in cui il Milan ha consolidato una dimensione internazionale stabile e una superiorità domestica fondata su organizzazione, pressing e compattezza difensiva. Il ritiro del numero 6 alla fine della carriera nel 1997 ha segnato una prima volta per il calcio italiano, certificando il valore eccezionale della sua esperienza rossonera.
Gli anni di Franco Baresi con Sacchi e Capello
La svolta del club arrivò con l’ingresso di Silvio Berlusconi e con le panchine di Arrigo Sacchi e Fabio Capello. In quel ciclo, Baresi rimase il perno di una linea difensiva entrata nel lessico del calcio europeo: al suo fianco si alternarono Galli, Costacurta, Maldini e Tassotti, interpreti di un sistema che ha reso il Milan riconoscibile in Italia e fuori.
Il club toccò l’apice internazionale con il 4-0 inflitto alla Steaua Bucarest nella finale di Coppa dei Campioni del 1989 a Barcellona, seguito dalla conferma l’anno successivo con la vittoria nella finale contro il Benfica. Sul piano nazionale arrivarono gli scudetti nelle stagioni 1991-92, 1992-93, 1993-94 e 1995-96, sequenza che fotografò la superiorità di un gruppo solido in cui Baresi fu capitano e fulcro tattico.
Nazionale e Mondiali
Convocato da Enzo Bearzot per il Mondiale 1982, Baresi fece parte del gruppo dell’Italia campione del mondo pur senza scendere in campo, chiuso nella gerarchia del ruolo da Gaetano Scirea. A Italia ’90 la Nazionale venne eliminata in semifinale dall’Argentina ai calci di rigore, tappa amara di un percorso che lo vide protagonista nel ciclo azzurro di quegli anni.
Un infortunio al menisco nella gara d’esordio del Mondiale 1994 mise a rischio la sua presenza nelle fasi decisive; Baresi recuperò e fu titolare nella finale di Pasadena contro il Brasile, che si concluse ai rigori con esito sfavorevole per l’Italia. Dopo quel torneo chiuse l’esperienza in Nazionale. Nel 1997, a 37 anni, disputò l’ultima partita in maglia rossonera e nello stesso anno il Milan ritirò – per la prima volta nel calcio italiano – il suo numero 6.
Ruoli nel club e ultimo periodo
Dopo il ritiro, Baresi è rimasto nel Milan con incarichi tecnici e istituzionali: lavoro nel settore giovanile, attività da ambasciatore e responsabilità dirigenziali. Dal 2020 era Vice Presidente Onorario e nel 2024 ha celebrato con il club i 50 anni di rapporto. I soprannomi che l’hanno accompagnato durante la carriera raccontano la sua parabola personale: da “Piscinin” degli inizi a “Kaiser Franz”, appellativi che hanno reso il nome di Franco Baresi sinonimo di autorevolezza e lettura sapiente del gioco. La sua scomparsa rappresenta una perdita enorme per tutto il movimento calcistico italiano e non solo. Ma la sua leggenda continuerà a vivere.
