L’eventuale visita di Benjamin Netanyahu alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista a settembre a New York, continua ad alimentare il dibattito politico internazionale. Nel giro di pochi giorni, sia il sindaco di Londra, Sadiq Khan, sia quello di New York, Zohran Mamdani, hanno chiesto che venga dato seguito al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti del primo ministro israeliano. Le due prese di posizione, però, si fondano su presupposti giuridici differenti.
Khan: “Il Regno Unito deve rispettare il diritto internazionale”
Intervistato sull’ipotesi di una visita di Netanyahu nel Regno Unito, Sadiq Khan ha dichiarato che il governo britannico dovrebbe rispettare gli obblighi derivanti dall’adesione alla Corte penale internazionale, dando esecuzione all’eventuale mandato di arresto. La richiesta arriva dopo che la CPI ha emesso, nel 2024, un mandato nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza, accuse respinte dal governo israeliano.
Mamdani: “La città non ha l’autorità per arrestarlo”
Negli Stati Uniti, invece, il neo sindaco di New York Zohran Mamdani ha chiarito in un video pubblicato sui social di non avere il potere legale per arrestare Netanyahu, nonostante durante la campagna elettorale avesse promesso di farlo qualora il premier israeliano fosse arrivato in città.
Mamdani ha spiegato che il Comune di New York non dispone della competenza necessaria per dare esecuzione ai mandati della Corte penale internazionale e ha quindi chiesto al governo federale di intervenire, invitando gli Stati Uniti ad aderire alla CPI e a rispettarne le decisioni. Ha inoltre ribadito di considerare Netanyahu un “criminale di guerra” e di ritenerlo “non il benvenuto” in città.
La risposta di Trump e dell’ambasciatore israeliano all’Onu
Le dichiarazioni del sindaco hanno ricevuto una risposta immediata dal presidente Donald Trump, che ha escluso qualsiasi possibilità di arresto del premier israeliano durante una visita negli Stati Uniti, ricordando che Washington non riconosce la giurisdizione della Corte penale internazionale.
A criticare Mamdani è stato anche l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, che ha definito le sue dichiarazioni propaganda politica e ha sostenuto che il sindaco dovrebbe concentrarsi sull’amministrazione della città piuttosto che rilanciare richieste di arresto nei confronti del premier israeliano.
Il nodo giuridico
Il caso mette in evidenza la differenza tra i due contesti. Il Regno Unito è uno Stato parte dello Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte penale internazionale, e in linea di principio è tenuto a collaborare con la Corte. Gli Stati Uniti, invece, non hanno aderito allo Statuto di Roma e non riconoscono la giurisdizione della CPI, motivo per cui un sindaco o un’autorità locale non può eseguire autonomamente un mandato emesso dal tribunale dell’Aia.
