L’American Heart Association ha pubblicato negli Stati Uniti una nuova dichiarazione che collega fino a cinque tazze di caffè nero al giorno a un rischio ridotto di ictus, insufficienza cardiaca e malattia coronarica. L’associazione avverte però che superare questa quantità o eccedere i 400 milligrammi di caffeina al giorno può essere dannoso. Il documento orienta il consumo verso soglie considerate sicure e chiede di valutare l’apporto totale di caffeina proveniente da tutte le fonti.
I dati citati indicano che due terzi degli adulti statunitensi bevono caffè quotidianamente e che il consumo medio è di circa tre tazze, quindi sotto la soglia di 400 mg. Nella dichiarazione si segnala che, in studi osservazionali, sono emerse associazioni con un rischio ridotto anche di demenza e di alcune forme di tumore, ma con limiti metodologici; l’American Heart Association richiama infatti misure imprecise dell’esposizione e possibili bias e sollecita studi più rigorosi per definire meglio rischi e benefici.
Quante tazze e quanta caffeina
La raccomandazione operativa è netta: mantenere l’assunzione entro cinque tazze di caffè nero al giorno e non oltrepassare i 400 milligrammi di caffeina. La dichiarazione elenca gli effetti avversi acuti che possono comparire con consumi molto elevati: crisi convulsive, picchi improvvisi della pressione arteriosa e difficoltà respiratorie. Viene richiamata la Food and Drug Administration degli Stati Uniti, secondo cui effetti tossici possono manifestarsi intorno a 1.200 milligrammi di caffeina giornalieri.
Nello stesso documento l’attenzione si concentra sui prodotti ad alta concentrazione, in particolare gli “energy shot”: possono contenere 40–69 mg di caffeina per oncia fluida, un livello che, per oncia, è tra tre e quattro volte quello di una tazza da otto once di caffè citata nella nota. L’indicazione è di considerare l’intensità per unità di volume, non solo il formato complessivo della bevanda.
Altre fonti di caffeina e sensibilità individuale
L’American Heart Association ricorda che la caffeina non arriva solo dal caffè: è presente anche in tè, bevande gassate, bevande energetiche, cioccolato e in alcuni integratori o farmaci da banco. Prima di avvicinarsi alla soglia dei 400 mg, l’organizzazione invita a sommare tutte le fonti assunte nella giornata.
«Le bevande energetiche, le barrette, i gel e gli integratori a base di caffeina contengono spesso altri ingredienti aggiunti che possono aumentare l’assorbimento della caffeina, accelerarne gli effetti sull’organismo, alzare la pressione arteriosa e aumentare il rischio di danni cardiovascolari», si legge nella dichiarazione dell’American Heart Association.
«Per questo motivo — ha spiegato il professor Gregory Marcus, professore di medicina all’Università della California, San Francisco — è importante prestare attenzione a come il proprio corpo reagisce alla caffeina e confrontarsi con il team sanitario su ciò che è più adatto per ciascuno». Un altro passaggio della nota osserva che «Ciò che per una persona può essere una quantità ragionevole potrebbe causare in un’altra effetti indesiderati, come palpitazioni, ansia o disturbi del sonno».
Consigli pratici e contenuto medio nelle bevande
L’organizzazione raccomanda prudenza nell’uso di integratori e prodotti ad alto contenuto di caffeina e invita a tenere conto delle variazioni individuali nella sensibilità. Alla luce del mercato in crescita di bevande e integratori ad alto dosaggio, l’American Heart Association sollecita studi che confrontino gli effetti sulla salute dei diversi tipi di prodotti contenenti caffeina, per chiarire in modo più preciso il profilo di sicurezza.
Contenuto medio di caffeina nelle bevande più comuni:
– caffè espresso/moka
– caffè americano: fino a 200 mg
– tè nero: 30–50 mg
– tè verde: 20–45 mg
– cola: 32–40 mg
– bevanda energetica: circa 80 mg
Nel quadro riassunto dalla dichiarazione, la fotografia dei consumi resta sotto le soglie considerate: negli Stati Uniti la media quotidiana è di circa tre tazze, un livello che rimane sotto il limite di 400 mg di caffeina indicato come soglia comune dagli esperti.
