23 luglio 2026 – La Questura di Bologna ha contato 64 agenti feriti nel quartiere Pilastro, nella notte successiva alla morte di Abderrahim Fakir. Il Ministero dell’Interno ha aperto un’istruttoria sulla convocazione del presidio, ritenendo assente il preavviso a Questura e Prefettura. Da Palazzo d’Accursio hanno replicato che la comunicazione c’è stata e che le forze dell’ordine erano state informate.
La contesa sul preavviso, nata da un presidio nato per chiedere chiarimenti, si è rapidamente spostata sul piano istituzionale. Di fatto, il Comune rivendica un flusso informativo regolare, mentre dal Viminale si sottolinea la mancanza della formalizzazione richiesta. Da qui lo scontro di interpretazioni: stessi passaggi, letture opposte, e la necessità di verifiche documentali.
Il nodo del preavviso e l’istruttoria del Viminale
Per accertare come si sia proceduto tra Comune, Questura e Prefettura, il Viminale ha disposto un’istruttoria interna, avviata ieri e confermata da fonti del Ministero. Il perimetro include gli atti formali, i tempi delle comunicazioni e le modalità con cui il presidio è stato annunciato e seguito sul posto.
In parallelo, resta aperta la questione pratica: che cosa si intenda per preavviso “idoneo” nel caso specifico e quali passaggi siano stati eseguiti in che ordine. Le verifiche puntano a chiarire se l’utilizzo della piazza sia stato regolarmente autorizzato o se si sia proceduto confidando su scambi informali. La differenza, in un contesto di ordine pubblico, pesa.
Le reazioni politiche e il fronte dei sindaci
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso l’operato della polizia e ha richiamato l’apporto tecnologico. Secondo il ministro, l’uso della body-cam “ha rivelato la straordinaria importanza” nel ricostruire gli ultimi istanti di vita di Fakir e ha inoltre avvertito sul rischio di “pregiudizio” verso chi indossa la divisa, aggiungendo: “non abbiamo timore di nulla“.
Matteo Salvini ha fatto visita agli agenti feriti a Bologna e ha legato la ricostruzione dei fatti alle immagini: “Vedrete che le telecamere faranno giustizia sull’operato degli agenti. Noi aspettiamo una verità scientifica, non di piazza”, ha affermato, criticando la scelta del sindaco Matteo Lepore di richiamare la piazza in assenza, a suo giudizio, di elementi certi. A seguire, Galeazzo Bignami ha chiesto le dimissioni del sindaco; Carlo Calenda ha espresso riserve pubbliche sulle mosse dell’amministrazione.
Di contro, a sostegno del primo cittadino è arrivato un appello firmato da 35 sindaci di centrosinistra — tra i quali Roberto Gualtieri, Giuseppe Sala, Gaetano Manfredi e Ilaria Salis — che in una lettera hanno scritto che Lepore “si è assunto la responsabilità di chiedere verità e giustizia”, condannando le violenze successive.
A margine, hanno preso posizione anche il cardinale Pietro Parolin e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Parolin ha esortato a “indagare, cercare la verità ma senza violenza” e Tajani ha ribadito che “bisogna accertare la verità, nessuno deve essere immune dalla legge”.
Sul piano operativo, il Viminale ha confermato che l’istruttoria, avviata ieri, riguarda atti e scambi tra le istituzioni competenti e servirà a definire se il preavviso per l’uso della piazza sia stato correttamente formalizzato.
