Quando nel marzo del 1981 Ricomincio da tre arrivò nelle sale, nessuno (forse nemmeno il produttore Fulvio Lucisano, che per paura del flop al Nord aveva blindato le prime copie con garanzie economiche personali) poteva immaginare l’onda d’urto che quel film avrebbe scatenato.
Stasera, alle 21:25 su Rai 3 (e in streaming su RaiPlay), la TV pubblica ci fa un regalo enorme (in versione restaurata) inserendo la pellicola nel ciclo “Meravigliosamente classico”.
Un manifesto generazionale tra smarrimento e ironia
Uscito dall’esperienza dirompente del trio La Smorfia, Massimo Troisi firma un’opera prima folgorante, scritta insieme ad Anna Pavignano, che scardina i cliché della napoletanità da esportazione. Il suo Gaetano non è il classico emigrante con la valigia di cartone che cerca disperatamente un lavoro a Firenze; è un giovane timido e annoiato che scappa da una provincia asfissiante e da una famiglia invadente all’indomani del terremoto del 1980 solo per fare “esperienze”.
Il viaggio in Toscana, tra location storiche come Villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano e i lungarni fiorentini, diventa così un termometro generazionale, un confronto continuo con la modernità e l’emancipazione femminile incarnate da Marta (Fiorenza Marchegiani) e con una galleria di nevrosi tutte italiane.
Il meccanismo perfetto della lingua e i suoi interpreti
Il cinema di Troisi è spesso stato scambiato per miracolosa improvvisazione, ma dietro l’apparente pigrizia verbale del protagonista si nascondeva in realtà una sceneggiatura di ferro. Per superare lo scetticismo dei distributori del Nord, terrorizzati all’idea che il dialetto potesse respingere gli spettatori, il regista inventò la tecnica della ripetizione: reiterare la battuta e dilatarne i tempi non era solo un espediente comico, ma una precisa strategia ritmica che impose il napoletano come lingua unitaria e transregionale molto prima del boom delle serie TV contemporanee.
Questa macchina narrativa perfetta si reggeva anche su un gruppo di comprimari eccezionali. Lello Arena, nei panni dell’amico Lello, diventa la proiezione vivente delle ansie di una Napoli da cui è impossibile staccarsi davvero, mentre Renato Scarpa regala con il suo Robertino un monumento indimenticabile ai complessi edipici e all’oppressione materna di Laura Nucci. A completare questo mosaico umano contribuiscono poi le apparizioni preziose di Marco Messeri, Cloris Brosca, di un giovane Patrizio Rispo e di Michele Mirabella nel ruolo dell’automobilista depresso.
Un trionfo da guinness dei primati nato in sordina
Realizzato con un budget ridotto di appena 400 milioni di lire, il film si trasformò rapidamente in un fenomeno di costume spaventoso, inaugurando tra l’altro lo storico e fraterno sodalizio artistico tra Massimo Troisi e Pino Daniele, autore delle celebri e malinconiche note blues della colonna sonora. Uscito quasi in sordina con una prima proiezione di prova a Messina, Ricomincio da tre polverizzò il box office della stagione 1980-81 con circa 15 miliardi di lire di incasso.
Il film registrò un dato clamoroso: ben 43 settimane consecutive di permanenza nelle sale italiane, con il caso record di un cinema a Porta Pia, nella Capitale, dove la pellicola restò in cartellone per ben 600 giorni consecutivi per soddisfare le richieste del pubblico. A questo plebiscito seguì una pioggia di riconoscimenti storici, tra cui spiccano due David di Donatello e quattro Nastri d’Argento.
