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730: rimborsi Irpef in ritardo, le nuove scadenze e come verificare lo stato

Ritardi fino a marzo per chi non ha sostituto d'imposta; ecco il calendario dei pagamenti e le verifiche da fare in caso di mancato accredito.

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Federico Perrone di Federico Perrone

Il rimborso Irpef del modello 730 arriva in modo diverso a seconda della posizione del contribuente: per lavoratori dipendenti e pensionati confluisce in busta paga o nel cedolino, mentre chi presenta la dichiarazione senza un sostituto d’imposta riceve l’accredito direttamente dall’Agenzia delle Entrate. La finestra di pagamento non è unica: dipende dalla data di invio, dalla capienza del datore di lavoro o dell’ente pensionistico, dalla correttezza dell’IBAN e da eventuali controlli amministrativi.

Di seguito il calendario delle liquidazioni e, soprattutto, le verifiche e i passaggi utili se il credito non si vede sul cedolino o sul conto.

Calendario dei rimborsi con sostituto d’imposta

Quando c’è un sostituto, il rimborso entra nel primo cedolino utile. In pratica, basta un invio oltre il ciclo paghe per spostare il pagamento al mese successivo. La scansione segue le finestre di trasmissione del 730.

Le dichiarazioni inviate entro il 31 maggio sono di norma conguagliate a luglio in busta paga e ad agosto sulla pensione.

Per gli invii dal 1° al 20 giugno l’accredito scivola tra agosto e settembre, in base ai tempi di elaborazione del datore di lavoro o dell’ente previdenziale.

Le trasmissioni comprese tra il 21 giugno e il 15 luglio generano pagamenti a settembre per i dipendenti e a ottobre per i pensionati.

Se l’invio avviene dal 16 luglio al 31 agosto, l’inserimento avviene di norma a ottobre per le buste paga e a novembre per i cedolini di pensione.

Ultima finestra: dichiarazioni presentate tra 1° e 30 settembre. In questo caso, i rimborsi arrivano a novembre per i dipendenti e a dicembre per i pensionati.

Detto questo, il principio non cambia: il sostituto opera il conguaglio alla prima occasione utile. Anche uno slittamento di un solo giorno può far scattare il mese successivo.

Contribuenti senza sostituto: quando arriva l’accredito

Chi presenta il 730 senza sostituto riceve il rimborso dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico o, in alcuni casi, con assegno vidimato. L’erogazione parte da dicembre e può arrivare fino a marzo dell’anno seguente. I tempi più lunghi si registrano soprattutto quando scattano controlli preventivi sulla dichiarazione o sulla posizione del contribuente.

Perché un rimborso può tardare o bloccarsi

  • Invio oltre il ciclo paghe. Se la trasmissione supera la scadenza interna del flusso, il conguaglio scivola al cedolino del mese dopo.
  • Mancanza di capienza del sostituto. Se datore di lavoro o ente pensionistico non hanno capienza fiscale, il pagamento può essere rinviato o spezzato su più periodi. In assenza di capienza, il credito può essere riportato al 730 successivo o chiesto all’Agenzia delle Entrate.
  • Errori nelle coordinate bancarie. IBAN non valido, conto chiuso o intestazione non coerente col beneficiario impediscono l’accredito. La somma rientra all’Erario e, corretti i dati, si procede a nuova emissione.
  • Verifiche e soglie di controllo. Per anomalie o per rimborsi oltre 4.000 euro l’Agenzia può avviare accertamenti che rinviano la liquidazione, fino a sei mesi dalla scadenza di presentazione del 730.
  • Compensazioni con debiti. Con cartelle superiori a 1.500 euro l’Agenzia delle entrate‑Riscossione può compensare i crediti. Inoltre, per rimborsi oltre 500 euro il credito può essere utilizzato per ridurre o azzerare debiti; se il contribuente rifiuta, il rimborso può restare sospeso fino al 31 dicembre dell’anno successivo.

Come verificare lo stato del rimborso

Il primo passaggio è semplice: controllare il cedolino. In busta paga o nella pensione cercare la voce «conguaglio Irpef a credito» e l’importo abbinato.

Per la verifica online, accedere al cassetto fiscale sul portale dell’Agenzia delle Entrate: sezione «consultazioni», poi «dichiarazioni fiscali», quindi selezionare il modello 730/2025. Da lì si visualizzano lo stato della dichiarazione e l’eventuale rimborso, con indicazioni sulle fasi di lavorazione.

I pensionati hanno un canale aggiuntivo. Nell’area riservata INPS, sezione «Cedolino pensione e servizi collegati», è disponibile il cedolino mensile con il dettaglio delle voci di rimborso o di trattenuta.

Cosa fare se l’accredito non arriva

Se il rimborso non compare nei tempi attesi, i primi interlocutori sono il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e il CAF o professionista che ha trasmesso la dichiarazione. Verificare insieme tre elementi: data effettiva di invio, capienza per effettuare il conguaglio e correttezza delle coordinate di pagamento.

In alternativa ci si può rivolgere all’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate o utilizzare i canali di assistenza online. Da qui, se emerge un pagamento non andato a buon fine, l’Agenzia effettua di norma un secondo tentativo di erogazione.

Se anche la seconda emissione non viene incassata, serve un’istanza all’ufficio competente per sbloccare la liquidazione. Inoltre, quando il rimborso è stato disposto con assegno vidimato intestato al beneficiario, il titolo è valido 60 giorni dalla data di emissione e può essere riscosso in contanti presso un ufficio postale o versato su conto corrente. Trascorso il termine, l’importo rientra all’Erario; corretti eventuali dati errati, segue una nuova emissione.

Per assistenza telefonica con l’Agenzia delle Entrate sono attivi il numero verde 800.90.96.96, lo 06 97617689 da cellulare e lo +39 0645470468 dall’estero. Per informazioni sui cedolini pensione, l’INPS risponde allo 803.164 da rete fissa e allo 06 164 164 da cellulare. Questi canali consentono di verificare lo stato della pratica e, se necessario, ricevere indicazioni sul prossimo passo.

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