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Grazia a Mario Roggero, Nordio avvia l’iter ma Mattarella frena: la decisione spetta al Colle

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria, ma Sergio Mattarella ha ribadito che l’ultima parola spetta esclusivamente al capo dello Stato. Il procedimento è ancora nella fase iniziale e si attendono le motivazioni della Cassazione

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Redazione di Redazione

L’avvio dell’istruttoria per una possibile grazia a Mario Roggero non significa che il provvedimento sarà concesso, né anticipa l’orientamento del Quirinale. La procedura è soltanto all’inizio e la decisione finale spetta esclusivamente al presidente della Repubblica.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aperto il fascicolo dopo che la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi nei confronti del gioielliere piemontese. Roggero è stato riconosciuto responsabile dell’uccisione di Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino e del ferimento di Alessandro Modica, avvenuti il 28 aprile 2021 dopo una rapina nella gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.

Poche ore dopo l’iniziativa del Guardasigilli, il presidente Sergio Mattarella ha ricevuto Nordio al Quirinale per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro. Il Colle ha chiarito che la grazia è una facoltà riservata dalla Costituzione al capo dello Stato.

Il richiamo del Quirinale a Nordio

L’intervento di Mattarella non rappresenta una valutazione favorevole o contraria alla grazia per Roggero. La questione sollevata dal Quirinale riguarda il metodo e il rispetto delle competenze istituzionali.

Secondo quanto precisato da fonti del Colle, qualsiasi considerazione sul merito sarebbe inoltre prematura. Non sono ancora state depositate le motivazioni con cui la Cassazione ha confermato la condanna e, senza conoscere nel dettaglio le valutazioni dei giudici, non è possibile esaminare compiutamente il caso.

La titolarità del potere di grazia è stabilita dall’articolo 87 della Costituzione ed è stata definita con maggiore precisione dalla Corte costituzionale attraverso la sentenza numero 200 del 2006. La Consulta ha stabilito che la decisione appartiene al presidente della Repubblica, mentre il ministro della Giustizia svolge principalmente compiti istruttori.

Che cos’è la grazia e quali effetti produce

La grazia è un provvedimento individuale di clemenza. Può eliminare interamente la pena ancora da scontare, ridurne una parte oppure trasformarla in una sanzione differente prevista dalla legge.

Non cancella però il reato e non rende innocente la persona condannata. La sentenza resta definitiva e continua a comparire nel casellario giudiziale: a essere modificata è esclusivamente l’esecuzione della pena.

È questa una delle principali differenze rispetto a strumenti come l’amnistia e l’indulto, che riguardano categorie più ampie di reati o condannati. La grazia, invece, viene valutata sulla situazione personale del singolo individuo.

Come funziona il procedimento

La richiesta è formalmente diretta al presidente della Repubblica, ma viene presentata al ministero della Giustizia. Può essere sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o dal curatore, oltre che dal suo avvocato. Quando l’interessato è detenuto, l’istanza può essere depositata anche presso il magistrato di sorveglianza.

La grazia può comunque essere concessa anche in assenza di una domanda. Il presidente della Repubblica può assumere direttamente l’iniziativa e chiedere al Guardasigilli di avviare l’istruttoria.

Durante questa fase il ministero raccoglie gli atti del processo, i pareri degli organi giudiziari, le informazioni sulla situazione personale e familiare del condannato, la sua condotta e gli eventuali risarcimenti versati alle parti civili. Per chi si trova in carcere vengono valutati anche il comportamento tenuto durante la detenzione e il percorso compiuto dopo la condanna.

Conclusa l’istruttoria, il fascicolo viene trasmesso al Quirinale. Il ministro può esprimere il proprio parere, ma non dispone di un potere di veto: la determinazione conclusiva resta nelle mani del capo dello Stato.

Perché la grazia a Roggero non è scontata

Uno degli elementi destinati a pesare è la natura stessa della grazia, considerata uno strumento destinato principalmente a rispondere a eccezionali esigenze umanitarie. Non si tratta di un ulteriore grado di giudizio e non può essere utilizzata per correggere o annullare una sentenza ritenuta ingiusta.

Roggero ha continuato a sostenere di avere agito per difendere sé stesso e la propria famiglia. Il riconoscimento della responsabilità e la revisione critica della propria condotta non costituiscono requisiti espressamente imposti dalla legge, ma possono essere valutati durante l’istruttoria insieme agli altri elementi personali e giudiziari.

Le raccolte di firme e le iniziative promosse da esponenti politici del centrodestra possono sollecitare l’attenzione sul caso, ma non vincolano in alcun modo il Quirinale. Prima di qualsiasi decisione serviranno il completamento dell’istruttoria e l’esame delle motivazioni della Cassazione. Solo allora Mattarella potrà valutare se esistano le condizioni per concedere una grazia totale, parziale oppure per non intervenire sulla pena.

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