Sono definitive le condanne per l’omicidio di Saman Abbas, la diciottenne di origine pachistana uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia.
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dagli imputati, facendo così passare in giudicato la sentenza pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Bologna.
Confermati gli ergastoli per i genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Diventa definitiva anche la condanna a 22 anni di reclusione per lo zio Danish Hasnain.
Il processo per l’omicidio di Saman Abbas
La decisione della Suprema Corte conclude un percorso giudiziario segnato da una parziale revisione della sentenza di primo grado.
Il 19 dicembre 2023 la Corte d’assise di Reggio Emilia aveva condannato all’ergastolo i genitori di Saman e a 14 anni lo zio Danish Hasnain, assolvendo invece i due cugini.
La sentenza era stata modificata il 18 aprile 2025 dalla Corte d’assise d’appello di Bologna, che aveva confermato gli ergastoli per Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, condannato alla stessa pena anche Ijaz Ikram e Noman Ul Haq e aumentato da 14 a 22 anni la condanna per lo zio.
Contro quella decisione erano stati presentati i ricorsi esaminati dalla prima sezione penale della Cassazione. Il loro rigetto rende ora le pene definitive, chiudendo il processo attraverso i normali gradi di giudizio.
La ricostruzione dell’omicidio
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, Saman venne uccisa perché voleva vivere liberamente e si era opposta al matrimonio organizzato dalla famiglia con un cugino residente in Pakistan.
Per la Corte d’assise d’appello, il delitto non fu un gesto improvviso, ma una decisione maturata e condivisa all’interno del nucleo familiare. La giovane sarebbe stata accompagnata dai genitori verso lo zio e i cugini, che la attendevano nelle campagne vicine all’abitazione.
Ad aggredirla e strangolarla materialmente, secondo la sentenza, furono lo zio Danish Hasnain e i due cugini. Il corpo venne poi nascosto all’interno di una fossa in un casolare abbandonato, a poca distanza dalla casa della famiglia.
I resti di Saman furono ritrovati nel novembre 2022, circa un anno e mezzo dopo l’omicidio, in seguito alle indicazioni fornite dallo stesso Danish Hasnain.
Nel processo sono state riconosciute, tra le altre, le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Con il pronunciamento della Cassazione diventano quindi definitive le responsabilità penali attribuite ai cinque familiari.
Aggiornato alle 10:12
