14 luglio 2026 – Due uomini sono stati uccisi dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement nel giro di sei giorni. Operazioni condotte in Stati diversi ma accomunate da una circostanza: nessuna delle vittime era la persona che le autorità federali stavano cercando. L’ultimo episodio è avvenuto lunedì 13 luglio a Biddeford, nel Maine, dove un agente dell’ICE ha aperto il fuoco contro un’automobile, uccidendo un uomo identificato da un vicino e dalle organizzazioni locali per i diritti dei migranti come Joan Sebastian Guerrero, 26enne originario della Colombia e padre di una bambina. Joan Sebastian Guerrero non era l’uomo cercato.
ICE, Guerrero non era l’uomo ricercato
Secondo la Maine Immigrants’ Rights Coalition, Guerrero era autorizzato a lavorare negli Stati Uniti e aveva ricevuto un numero di previdenza sociale. Viveva nella zona insieme alla moglie e alla figlia. Il senatore indipendente del Maine Angus King ha confermato che Guerrero non era la persona cercata dagli agenti.
In un primo momento, il segretario per la Sicurezza interna Markwayne Mullin aveva comunicato a King che la vittima era destinataria di un ordine di espulsione. Circa tre ore dopo, Mullin avrebbe richiamato il senatore per correggere l’informazione: l’uomo ucciso non era il bersaglio dell’operazione.
Gli agenti stavano sorvegliando l’ultimo indirizzo conosciuto di un’altra persona, destinataria di un ordine definitivo di allontanamento dagli Stati Uniti.
Guerrero sarebbe uscito da quell’abitazione a bordo di un’automobile. Quando gli agenti hanno tentato di fermarlo, il 26enne avrebbe provato ad allontanarsi.
Sei giorni prima era successo a Houston
La morte di Guerrero è avvenuta sei giorni dopo quella di Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni ucciso il 7 luglio a Houston, in Texas.
Salgado Araujo lavorava nel settore edilizio e viveva negli Stati Uniti da oltre 35 anni. Secondo la famiglia, non aveva precedenti penali e stava completando il percorso per regolarizzare la propria posizione. Anche lui non era la persona cercata dall’ICE. La circostanza è stata confermata alla deputata democratica Sylvia Garcia dal direttore ad interim dell’agenzia, David Venturella.
Gli agenti stavano cercando un’altra persona e avevano sorvegliato un’abitazione davanti alla quale erano stati notati due furgoni bianchi. La mattina della sparatoria avrebbero visto un mezzo simile e una persona che, secondo loro, assomigliava all’obiettivo.
Il furgone era però guidato da Salgado Araujo, che stava accompagnando tre uomini verso un cantiere. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna, il 52enne non avrebbe rispettato gli ordini degli agenti, avrebbe urtato un mezzo federale e avrebbe tentato di investire un agente. Quest’ultimo avrebbe quindi sparato per legittima difesa.
I testimoni contestano la versione federale
I tre uomini presenti sul furgone hanno fornito una ricostruzione differente. Intervistati separatamente dal loro avvocato, hanno sostenuto che nessun agente si trovasse davanti o dietro il mezzo. Secondo le loro testimonianze, raccolte dal Washington Post, gli agenti erano posizionati ai lati del furgone e avrebbero aperto il fuoco quasi immediatamente dopo essere scesi dai veicoli.
Anche in questo caso gli agenti dell’ICE non indossavano bodycam. Le immagini finora recuperate dalle telecamere della zona non mostrerebbero chiaramente il momento degli spari, anche a causa della posizione dei mezzi.
La procura della contea di Harris ha aperto una propria indagine, ma ha precisato che alcune delle prove principali rimangono sotto il controllo delle autorità federali.
Le morti di Guerrero e Salgado Araujo hanno così riacceso le richieste di trasparenza sulle operazioni dell’ICE. In entrambi i casi, la versione secondo cui il veicolo sarebbe stato utilizzato come un’arma arriva dalle stesse autorità coinvolte nelle sparatorie e deve ancora essere verificata dalle indagini.
