Sotheby’s metterà all’asta a New York lo scheletro di T-Rex “Gus”, con una stima di vendita tra 20 e 30 milioni di dollari. Il reperto, scoperto nel 2021 nella contea di Harding, in South Dakota, misura 11,6 metri in lunghezza e 3,8 metri in altezza, con un cranio di 137 centimetri. La messa in vendita ha acceso critiche nella comunità scientifica, che segnala rischi per l’accesso dei musei a esemplari di questo tipo.
Gus conta 183 ossa fossili per un grado di completezza di circa 61%. È stato portato alla luce dopo il ritrovamento di un osso della zampa in un ranch della contea di Harding; gli scavi sono durati tre anni e sono stati condotti da Theropoda Expeditions, una società privata con sede in Texas. Lo scheletro non dovrebbe contenere parti ricostruite a partire da altri esemplari, una pratica adottata quando mancano elementi originali: per questo, il lotto potrebbe raggiungere un valore superiore alla media.
Il T-Rex “Gus” va all’asta per milioni
Nel confronto con altri grandi T-Rex, Gus risulta il terzo per completezza (61%): “Stan” e “Sue” sono completi rispettivamente per circa il 70% e il 90% e sono stati rinvenuti anch’essi nel South Dakota tra gli anni Ottanta e Novanta. Il dato sulla completezza è centrale per i paleontologi, perché incide sia sulla qualità della documentazione scientifica sia sulla valutazione economica in asta.
Le critiche degli scienziati
La messa all’asta è stata criticata da paleontologi e ricercatori. Richard Butler, paleontologo dell’Università di Birmingham, ha detto al Guardian che la vendita è “molto preoccupante“, perché potrebbe incoraggiare il mercato collezionistico dei fossili a scapito della ricerca. Stuart Sumida, professore di biologia alla California State University, ha affermato che la pratica delle aste può danneggiare la ricerca quando i reperti finiscono in collezioni private e non sono più accessibili agli studiosi. Stephen Brusatte, paleontologo dell’Università di Edimburgo, ha osservato che “quando pubblichiamo una ricerca, dobbiamo assicurarci che sia replicabile“, aggiungendo che la conservazione nei musei garantisce l’accesso necessario per verificare risultati e dati.
Secondo diversi esperti, le recenti vendite record di grandi fossili hanno reso più difficile per i musei ottenere questi reperti. Il nodo è l’accessibilità nel lungo periodo: se gli esemplari restano in collezioni private, la possibilità di studio e di confronto tende a ridursi.
Il mercato delle aste di dinosauri di Sotheby’s
Sotheby’s ha già battuto nel 2024 lo scheletro di stegosauro “Apex” per oltre 44 milioni di dollari, una cifra superiore alle stime iniziali. Il risultato ha consolidato il segmento dei grandi dinosauri come asset da investimento, con riflessi immediati sulle aspettative dei venditori e sul budget dei musei.
Alcuni osservatori ricordano che in singoli casi acquirenti privati hanno poi donato esemplari a istituzioni pubbliche: sono esiti documentati, ma non sistematici. Per questo l’asta di Gus viene letta anche come banco di prova per pratiche di conservazione e per possibili intese che garantiscano consultazione e studio da parte della comunità scientifica.
