È morto a 93 anni Paolo Fresco, manager che fu presidente della Fiat da giugno 1998 a febbraio 2003. Nel 2000 ha negoziato l’alleanza che ha portato General Motors a entrare con una quota iniziale del 20%. La sua esperienza arrivava da General Electric, dove nel 1991 era stato nominato vice chairman a New York dopo l’esordio alla Cge (Compagnia Generale di Elettricità).
Paolo Fresco, presidente Fiat dal 1998 al 2003
Nato a Milano nel 1933 e cresciuto a Genova, dove si laureò in legge, Fresco arrivò al Lingotto a 65 anni su chiamata di Gianni Agnelli. Iniziò alla Cge come giurista, entrando a 28 anni in un settore allora in rapido cambiamento. In General Electric ha percorso l’intera scala manageriale fino alla nomina a vice chairman nel 1991 a New York. Quando Gianni Agnelli lo chiamò a Torino, la sua biografia lo descriveva come un manager abituato a misurarsi con gruppi globali e filiere tecnologiche estese. In città lo soprannominarono “l’Americano”, in Italia lo presentarono come “un numero uno”.
Il legame con il Paese restò costante: nato a Milano, laureato a Genova, Fresco mantenne relazioni con la sua città di studi. Aveva frequentato il liceo classico Andrea Doria, fu compagno di classe di Paolo Villaggio e amico di figure come Fabrizio De André e Gino Paoli.
Le scelte in Fiat e l’alleanza con General Motors
Nei cinque anni di presidenza, Fresco impostò una strategia per dare alla Fiat una proiezione globale. Una proposta iniziale di cessione di Fiat Auto venne respinta da Agnelli. Da lì prese corpo un doppio canale di trattative, sia con Mercedes sia con General Motors, accompagnato da pressioni e bluff negoziali.
Il risultato fu l’intesa del 2000: GM entrò con il 20% del capitale di Fiat Auto e accettò una clausola che, secondo le cronache dell’epoca, avrebbe consentito a Torino di chiedere l’acquisto del restante 80%. Quell’architettura, attribuita da osservatori a una tattica di leva negoziale, ha inciso sulle scelte successive della casa torinese. Nel valutare quel passaggio, John Elkann, oggi presidente di Stellantis, ha detto che Fresco “seppe dare alla Fiat prospettive mondiali, ponendo le basi per il rilancio degli anni Duemila“.
