Le indagini sull’attentato dinamitardo che il 16 ottobre scorso ha scosso la tranquillità di Pomezia, prendendo di mira la villetta dove il conduttore di Report Sigfrido Ranucci vive con la sua famiglia, sono arrivate al loro snodo più delicato. La vicenda si è ora spostata nelle stanze di Piazzale Clodio, dove i pubblici ministeri hanno convocato Valter Lavitola, formalmente iscritto nel registro degli indagati.
Davanti ai magistrati romani, l’ex direttore dell’Avanti! ha scelto la linea del silenzio formale, decidendo di non rispondere. Ha preferito affidare la sua difesa a una lunga e dettagliata dichiarazione spontanea messa a verbale. Un netto respingimento di ogni addebito, volto a ribadire (a suo dire) la ‘fraterna amicizia’ che lo legherebbe da anni al giornalista della Rai.
Sulle reazioni suscitate dagli sviluppi dell’inchiesta e sulla complessità del contesto in cui si inserisce l’atto intimidatorio contro il conduttore di Report, è intervenuto il giornalista Gianluigi Nuzzi.

Il commento di Gianluigi Nuzzi: le parole su Lavitola e l’appello per Ranucci
Il padrone di casa di Quarto Grado ha affidato ai social la sua analisi, intervenendo nel dibattito sollevato dagli ultimi sviluppi giudiziari. Di fronte alla complessità del contesto e al rincorrersi delle ricostruzioni attorno alla vicenda, il giornalista ha voluto richiamare l’attenzione sull’esigenza di focalizzarsi sulla linearità dei passaggi e di attendere i riscontri definitivi dell’inchiesta.
“In Italia c’è uno sport nazionale al quale tutti noi siamo ormai abituati, che è quello di confondere le vittime coi carnefici. Pensare che Ranucci si sia messo d’accordo con Lavitola mi pare veramente un’ipotesi, una vendetta, una malignità al momento destituita da ogni fondamento, al di là che lede dei principi di logica e di conseguenze, di consecutio nel disegno criminoso. Perché avrebbe dovuto farlo? Per scendere in politica? Neanche negli anni del Sifar questo succedeva. E poi c’è il personaggio Lavitola: stupirsi della poliedricità e della profondità del soggetto è quantomeno ingenuo. Com’è ingenuo da parte di Ranucci, al quale, con tutto il rispetto, credo poco quando dice ‘era un mio grande amico’: essere amici di Lavitola credo sia un’esperienza quasi impossibile. Prima di usare Ranucci come un poligono da tiro sul quale esercitare le vendette, io aspetterei un attimo e cercherei di capire meglio cosa c’è dietro questa storia, anche per capire se ciò che ipotizza la Procura su Lavitola sia vero e se, nel caso, abbia dietro qualcun altro, perché poi il tema in realtà credo che sia solo questo”.
