Per costruire il nuovo resort di lusso della Trump Organization in Vietnam, migliaia di persone stanno spostando i propri morti.
Nella provincia di Hung Yen, nel nord del Paese, oltre 3.500 tombe ancestrali sono state riesumate e migliaia di famiglie stanno lasciando terreni agricoli e abitazioni per fare spazio a un gigantesco complesso turistico da 1,5 miliardi di dollari. Il progetto, chiamato Trump International Vietnam, prevede tre campi da golf da 18 buche, ville di lusso, aree commerciali, strutture ricettive e spazi verdi distribuiti su quasi mille ettari di terreno, l’equivalente di circa dieci chilometri quadrati lungo la valle del Fiume Rosso.
Le immagini arrivate nelle ultime settimane mostrano tombe demolite, lapidi rimosse e grandi X dipinte sulle sepolture ormai svuotate. Per molti residenti non si tratta soltanto di un trasferimento, ma della scomparsa di luoghi che appartengono alla memoria familiare da generazioni.
Le proteste dei residenti
Secondo le ricostruzioni della stampa internazionale, sono oltre 4.000 le famiglie coinvolte nel piano di espropri necessario alla realizzazione del resort.
Molti residenti lamentano compensazioni insufficienti per lasciare terreni che rappresentano non soltanto la propria casa, ma anche la principale fonte di sostentamento. In diversi casi si tratta di appezzamenti coltivati da generazioni, da cui dipende il reddito dell’intero nucleo familiare.
Negli ultimi mesi il progetto è stato rallentato da ricorsi e contestazioni dei residenti coinvolti negli espropri. Le autorità locali hanno però avviato le procedure di sgombero e avvertito che, in caso di rifiuto, potranno procedere con misure coercitive.
Ma il punto più delicato riguarda le tombe.
In Vietnam il culto degli antenati conserva ancora oggi un ruolo centrale nella vita sociale e religiosa. Le sepolture familiari non sono semplici luoghi della memoria, ma rappresentano il legame tra passato, presente e futuro della famiglia. Per questo motivo la riesumazione di migliaia di tombe ha provocato un impatto emotivo particolarmente forte nelle comunità locali.
Alcuni abitanti hanno accettato il trasferimento, convinti che il progetto possa portare investimenti, turismo e nuovi posti di lavoro. Altri continuano a opporsi o chiedono risarcimenti più elevati, sostenendo che il prezzo dello sviluppo non possa essere la perdita delle proprie radici.
Il progetto simbolo della Trump Organization in Asia
Il resort nasce da una partnership tra la Trump Organization e il gruppo vietnamita Kinh Bac City Development Holding Corporation.
La società della famiglia Trump non finanzia direttamente l’opera, ma concede il proprio marchio e sarà coinvolta nella gestione del complesso una volta completato.
Il complesso si estenderà per circa 900 ettari lungo il Fiume Rosso e comprenderà hotel di lusso, residenze private, aree commerciali e un campo da golf da 54 buche.
Durante la cerimonia di inaugurazione, Eric Trump, vicepresidente della Trump Organization, aveva definito il resort un omaggio alla cultura vietnamita e uno dei futuri campi da golf più prestigiosi al mondo.
L’obiettivo del governo vietnamita è completare gran parte dell’opera entro il 2027, anno in cui il Paese ospiterà il vertice APEC, uno degli appuntamenti diplomatici più importanti dell’area Asia-Pacifico.
Una storia che va oltre il turismo
La vicenda ha assunto una rilevanza che supera di gran lunga il settore immobiliare.
Negli ultimi anni il Vietnam è diventato uno dei partner più importanti degli Stati Uniti nel Sud-est asiatico. Sempre più aziende occidentali hanno trasferito parte della produzione nel Paese per ridurre la dipendenza dalla Cina e diversificare le proprie catene di approvvigionamento.
Per Washington, Hanoi rappresenta oggi un tassello strategico nella competizione economica con Pechino.
Non a caso diversi osservatori hanno interpretato il progetto Trump come uno dei simboli del rafforzamento dei rapporti tra i due Paesi. L’accelerazione del progetto è arrivata mentre Hanoi e Washington cercavano di consolidare le proprie relazioni economiche, in una fase segnata anche dalle tensioni commerciali tra i due Paesi.
Allo stesso tempo, però, il Vietnam continua a dipendere fortemente dalla Cina per commercio, infrastrutture e investimenti. Hanoi si trova così nella posizione delicata di dover mantenere rapporti stretti con entrambe le superpotenze senza schierarsi apertamente con nessuna delle due.
Il costo dello sviluppo
Il caso di Hung Yen non è il primo conflitto tra sviluppo economico e comunità locali in Vietnam. Negli ultimi decenni il Paese ha trasformato vaste aree agricole in zone industriali, infrastrutturali e residenziali per sostenere una crescita economica tra le più rapide dell’Asia.
Ma raramente un progetto aveva coinvolto un numero così elevato di sepolture familiari e attirato un’attenzione internazionale di questa portata.
Per questo il Trump International Vietnam è diventato qualcosa di più di un resort di lusso.
Da una parte rappresenta la promessa di crescita economica, investimenti stranieri e modernizzazione. Dall’altra racconta il costo che lo sviluppo può avere sulle comunità locali.
Mentre Stati Uniti e Cina si contendono l’influenza sul Vietnam, nella valle del Fiume Rosso la trasformazione è già iniziata. E passa attraverso migliaia di tombe che vengono spostate, famiglie che lasciano le proprie terre e un Paese che continua a interrogarsi su quanto del proprio passato sia disposto a sacrificare in nome del futuro.
