Le ipotesi di reato contestate sono omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Nel fascicolo aperto dal pubblico ministero Alessandro Prontera figurano il legale rappresentante della clinica privata di medicina estetica di Scorrano, il chirurgo che ha eseguito l’operazione e l’anestesista coinvolto nella procedura.
Il malore durante l’intervento
Secondo quanto emerso finora, Stefania Verardi si era sottoposta il 2 luglio a un intervento di sostituzione delle protesi mammarie in una struttura privata del Salento. Durante la procedura, la donna avrebbe accusato un grave malore culminato in un arresto cardiaco.
Dopo le prime manovre di soccorso, la paziente era stata trasferita all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove è rimasta ricoverata per diversi giorni nel reparto di Rianimazione. Le sue condizioni sono però progressivamente peggiorate fino al decesso, avvenuto il 7 luglio.
Disposta l’autopsia per chiarire le cause della morte
Per accertare con precisione le cause del decesso, la Procura ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita la prossima settimana dal medico legale Roberto Vaglio.
L’esame autoptico rappresenta un passaggio fondamentale dell’inchiesta e dovrà stabilire se vi siano state eventuali responsabilità professionali o se la morte sia stata provocata da una complicanza imprevedibile legata all’intervento o all’anestesia.
Gli accertamenti riguarderanno anche le condizioni cliniche della paziente, la documentazione sanitaria e tutte le fasi della procedura medica effettuata nella clinica privata.
L’ipotesi della reazione allergica all’anestesia
Tra gli elementi che gli investigatori stanno valutando vi è la possibilità che il malore sia stato provocato da una reazione allergica a un farmaco anestetico somministrato durante l’intervento.
A rafforzare questa ipotesi, secondo quanto emerge dalle prime informazioni, vi sarebbe il fatto che, dopo l’accertamento della morte cerebrale, sia stato possibile procedere all’espianto di cuore, fegato, reni e cornee per la donazione degli organi.
La funzionalità del cuore al momento dell’espianto potrebbe infatti essere compatibile con un evento acuto e improvviso, come una reazione avversa all’anestesia, piuttosto che con una patologia cardiaca preesistente. Saranno tuttavia gli esiti dell’autopsia e delle consulenze tecniche a fornire risposte definitive.
Indagini in corso
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto che consentirà alle persone coinvolte di nominare consulenti di parte e partecipare agli accertamenti irripetibili previsti dall’inchiesta.
La Procura punta ora a ricostruire con esattezza quanto accaduto nella sala operatoria della clinica di Scorrano e a verificare se tutte le procedure previste dai protocolli medici siano state rispettate. Gli esiti dell’autopsia saranno determinanti per orientare il prosieguo delle indagini.
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