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Trump e il discorso per il 4 luglio: “Nostra identità sotto attacco, noi mai comunisti”

Il presidente americano celebra i 250 anni dell'indipendenza con un lungo intervento anticomunista al Mount Rushmore, tra tributi ai padri fondatori e polemiche sui festeggiamenti

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Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti | EPA/WILL OLIVER / POOL - Alanews.it

Redazione di Redazione

Donald Trump ha scelto la cornice del Mount Rushmore, in South Dakota, per celebrare i 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza con un discorso di quasi trenta minuti, articolato tra l’omaggio ai padri fondatori e un durissimo attacco al comunismo, definito la minaccia più grave mai affrontata dagli Stati Uniti. L’intervento si inserisce in una giornata di celebrazioni segnata anche da polemiche organizzative e da un’ondata di caldo record che ha condizionato pesantemente gli eventi in programma nella capitale.

L’omaggio ai quattro volti scolpiti sulla montagna

Rivolgendosi alla folla riunita ai piedi del celebre monumento, Trump ha reso omaggio ai quattro presidenti raffigurati sulla montagna, definendoli uomini d’azione capaci di proclamare, conquistare e garantire la libertà americana. Ha ricordato George Washington come padre della patria, Thomas Jefferson quale autore della Dichiarazione, Abraham Lincoln come artefice della salvezza dell’Unione, e Theodore Roosevelt come colui che ha reso l’America una superpotenza mondiale.

Il presidente ha poi rivendicato la posizione di preminenza globale del Paese, descrivendo gli Stati Uniti come la nazione di maggior successo nella storia dell’umanità, per poi lanciare un avvertimento politico sulle prossime elezioni di metà mandato, sostenendo che l’identità americana sia sotto un nuovo attacco da parte di radicali ed estremisti interni e che una sconfitta alle urne sarebbe possibile solo per un errore imputabile agli stessi repubblicani.

Il lungo attacco al comunismo

La parte centrale e più accesa del discorso è stata dedicata a un’invettiva contro il comunismo, descritto da Trump come un’ideologia composta, a suo dire, da immigrati irregolari, criminali e persone che rifiutano di lavorare. Il presidente ha proclamato solennemente che l’America non diventerà mai un Paese comunista, sostenendo che a distanza di una generazione dalla vittoria nella Guerra Fredda si stia assistendo a una rinnovata minaccia comunista alimentata, a suo avviso, anche da chi è arrivato di recente nel Paese portando con sé idee opposte allo stile di vita americano.

Trump ha definito il comunismo la minaccia più grave mai affrontata dagli Stati Uniti, superiore persino ai conflitti mondiali, a Pearl Harbor e all’11 settembre, imputandogli la responsabilità di circa cento milioni di morti nel secolo scorso. Il presidente ha proseguito accusando l’ideologia comunista di non avere alcun rispetto per la legge, la giustizia o i diritti, definendola un sistema fondato su furto, controllo e menzogne, incompatibile per natura con qualsiasi democrazia. Ha chiuso il ragionamento con una contrapposizione netta, sostenendo che non sia possibile essere allo stesso tempo fedeli a Karl Marx e patrioti americani, riscuotendo gli applausi del pubblico presente.

Celebrazioni tra polemiche, caldo record e parata cancellata

Il discorso al Mount Rushmore rappresenta solo una tappa di una giornata istituzionale più ampia: nella serata era previsto un secondo intervento di Trump al National Mall di Washington, nel quadro degli sforzi dell’amministrazione per caratterizzare politicamente le celebrazioni del 250esimo anniversario. Un’organizzazione vicina al presidente, chiamata Freedom 250, ha di fatto assunto il controllo di gran parte dei festeggiamenti, sottraendoli al comitato bipartisan America250, una scelta che avrebbe spinto diverse persone a disertare gli eventi principali. Anche la Great American State Fair organizzata nella capitale per l’occasione ha registrato una partecipazione modesta, diventando bersaglio di ironie diffuse per gli stand semivuoti, complice pure un’ondata di caldo eccezionale che ha scoraggiato molti visitatori.

Trump, dal canto suo, si era detto pronto ad affrontare le alte temperature previste, dichiarando che avrebbe comunque tenuto un discorso lungo pur di dimostrare la propria resistenza. Proprio il caldo estremo, alimentato da una persistente cupola di calore sulla costa orientale, ha portato all’annullamento della tradizionale parata del 4 luglio a Washington, con il National Weather Service che ha diffuso un’allerta segnalando indici di calore compresi tra 43 e 46 gradi. Gli organizzatori hanno spiegato che la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione, dando priorità alla sicurezza di partecipanti e spettatori. Sullo sfondo di queste celebrazioni, mentre il Paese ripercorre due secoli e mezzo di storia tra trionfi e contraddizioni, i sondaggi restituiscono un quadro di diffuso pessimismo tra gli americani sulla possibilità di realizzare ancora il cosiddetto Sogno Americano.

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