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Crans-Montana, riaprono due ristoranti dei Moretti: il processo per il rogo potrebbe durare fino a 15 anni

I locali Senso e Le Vieux-Chalet saranno gestiti da un affittuario esterno per preservare il patrimonio sequestrato. Intanto l'inchiesta sul rogo di Capodanno prosegue e i risarcimenti potrebbero arrivare solo tra molti anni

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Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

I ristoranti Senso e Le Vieux-Chalet di Jacques e Jessica Moretti riapriranno a Crans-Montana, decisione che è stata confermata oggi dai loro avvocati. La gestione passerà in affitto a un terzo, con il pagamento di un canone e delle fatture necessarie alla conservazione dei beni. L’operazione punta a salvaguardare le società ed evitare il fallimento mentre il fascicolo penale sul rogo di Capodanno resta aperto.

La decisione arriva a pochi mesi dal devastante incendio che nella notte di Capodanno ha colpito il locale Le Constellation, una delle tragedie più gravi avvenute negli ultimi anni in Svizzera. Nel rogo hanno perso la vita 41 persone, mentre altre 115 sono rimaste ferite. L’inchiesta aperta dalle autorità svizzere coinvolge imprenditori e amministratori pubblici e potrebbe richiedere anni prima di arrivare a una conclusione definitiva.

Gestione in affitto e tutela dei beni

I difensori hanno riferito di aver “avviato delle pratiche in vista della riapertura degli esercizi pubblici al momento chiusi”. Nel comunicato ricordano che, dopo l’incendio, “tutti i beni dei coniugi Moretti sono stati sequestrati dalle autorità penali” e spiegano che l’affitto temporaneo degli esercizi serve a evitare la liquidazione degli asset.

Senza questa misura, sostengono, i beni utili a eventuali risarcimenti rischierebbero di disperdersi. La formula prevede che il gestore terzo versi un canone e si faccia carico delle spese indispensabili alla conservazione dei beni aziendali, così da mantenere in vita le società nel periodo in cui le indagini proseguono.

Petizione e reazioni alla riapertura

Sulla piattaforma Change.org una petizione contro la riapertura ha superato le 27 mila firme. I firmatari chiedono che gli spazi legati ai coniugi restino chiusi fino alla conclusione delle indagini e degli eventuali procedimenti civili e penali.

Nella nota, i legali segnalano che le notizie sulla possibile riapertura “hanno spinto alcuni a proferire insulti, a scatenare ondate di odio e persino a formulare minacce di morte”. La riapertura con gestione in affitto, sottolineano, non modifica la posizione processuale dei Moretti e non interferisce con l’accertamento delle responsabilità.

Indagine penale, tempi e risarcimenti

Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Feraud, ha dichiarato al quotidiano svizzero Blick che “è improbabile che il procedimento civile si concluda prima di almeno quindici anni”. Secondo il giornale, sono 14 le persone indagate per “incendio doloso per negligenza, omicidio e lesioni personali gravi per negligenza”, tra cui i coniugi Jacques e Jessica Moretti e diversi funzionari eletti del Comune.

Le autorità locali stanno già valutando le possibili conseguenze economiche della vicenda. Lo stesso Feraud non ha escluso che il Comune possa essere chiamato a sostenere risarcimenti molto elevati e ha spiegato che sarà necessario accantonare progressivamente risorse finanziarie per evitare ripercussioni sui conti pubblici.

Sul fronte economico, il Cantone Vallese ha disposto un anticipo di 50.000 franchi svizzeri per ogni vittima, in attesa dei rimborsi da parte delle autorità federali. Entro la fine di giugno erano già stati effettuati 88 pagamenti su 125, secondo le informazioni riportate da Blick.

Le richieste avanzate in sede civile sono però molto più consistenti. Tra i casi più significativi figura quello di una famiglia i cui due figli sono rimasti gravemente feriti nell’incendio: i due giovani chiedono 25 milioni di franchi svizzeri ciascuno, mentre i genitori e un terzo figlio domandano ulteriori 6 milioni di franchi, per una richiesta complessiva pari a 56 milioni di franchi svizzeri.

La riapertura di Senso e Le Vieux-Chalet si inserisce quindi in un contesto ancora estremamente delicato, nel quale convivono la necessità di preservare il patrimonio delle società coinvolte, l’attesa di accertare eventuali responsabilità e le richieste di giustizia e risarcimento avanzate dalle vittime e dai loro familiari.

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