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Malpensa, arrestati 3 addetti: rubavano beni di lusso dai bagagli, sequestro da 330mila euro

Recuperati beni di lusso per 330mila euro: la banda agiva da mesi, colpiti passeggeri diretti in Asia.

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Malpensa, arrestati 3 addetti: rubavano beni di lusso dai bagagli, sequestro da 330mila euro

Malpensa, arrestati 3 addetti: rubavano beni di lusso dai bagagli, sequestro da 330mila euro

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

La Polizia di Stato ha sottoposto a fermo tre operatori aeroportuali a Malpensa il 2 luglio 2026. Gli indagati, attivi nell’area di smistamento bagagli del Terminal 1, avrebbero selezionato e ispezionato valigie ritenute di valore. L’attività è stata condotta dalla Polizia di Frontiera aerea e coordinata dalla Procura di Busto Arsizio, che ha collegato al gruppo circa 50 episodi.

Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato 370 beni di lusso — soprattutto borse e capi di abbigliamento — per un valore stimato in 330.000 euro. Secondo gli atti, i tre erano impiegati da una ditta incaricata della manutenzione dell’impianto di trasporto dei colli e avrebbero sfruttato l’accesso alle aree tecniche per intercettare i bagagli da ispezionare.

Come agivano nell’area bagagli

Le ricostruzioni descrivono una selezione mirata delle valigie nella fase di smistamento, con ispezioni svolte in spazi appartati dell’area HBS. I beni di valore, sempre secondo gli atti, venivano poi raggruppati in un deposito comune, indipendente dall’autore materiale del singolo furto, così da gestire la merce in modo unitario e ridurre l’esposizione individuale.

Il materiale sarebbe stato ceduto a un ricettatore esterno; in alcuni casi la vendita sarebbe avvenuta tramite piattaforme di commercio online, con il corrispettivo suddiviso in parti uguali tra i partecipanti. Negli atti emergono inoltre modalità ripetute e replicate nel tempo, fattore che ha pesato nella contestazione del vincolo associativo da parte della Procura.

Tra i dettagli tecnici segnalati compaiono l’accesso a percorsi riservati per la movimentazione dei colli, la conoscenza dei flussi e delle finestre temporali in cui le valigie transitavano e la possibilità di allontanarsi brevemente dalle linee per ispezionare i contenuti senza attirare l’attenzione. Questi elementi, incrociati con le segnalazioni, hanno consentito di delineare schemi ricorrenti e di circoscrivere i ruoli.

Sequestri e difficoltà investigative

Gli investigatori hanno ricostruito circa 50 episodi riferibili al periodo oggetto dell’indagine, con un sequestro complessivo di 370 articoli e una stima di valore attorno a 330.000 euro. Una parte rilevante delle vittime risulta composta da passeggeri di cittadinanza straniera diretti soprattutto verso il sud-est asiatico, circostanza che ha complicato i riscontri immediati.

Molti passeggeri si sono accorti dei furti soltanto all’arrivo a destinazione e non hanno sempre presentato denuncia alle autorità italiane, limitandosi in diversi casi a segnalare l’anomalia alle compagnie aeree. La mancanza di denunce formali in Italia ha rallentato l’acquisizione di informazioni puntuali sui singoli episodi; gli investigatori hanno comunque incrociato le segnalazioni delle compagnie con attività di monitoraggio interno per individuare sequenze ripetitive e risalire ai possibili responsabili.

La posizione di Sea e la fase giudiziaria

Sea ha dichiarato di aver collaborato attivamente con gli investigatori sin dalle prime segnalazioni, mettendo a disposizione sistemi di monitoraggio e supporto tecnico. Nel comunicato ufficiale la società ha precisato che le persone destinatarie dei provvedimenti non risultano essere dipendenti diretti di Sea, ma operatori impiegati da una società appaltatrice specializzata nella manutenzione dell’impianto HBS.

Alcune compagnie aeree avevano segnalato anomalie sui bagagli dei passeggeri, attivando verifiche interne coordinate con le forze dell’ordine. La Procura della Repubblica di Busto Arsizio ha curato gli atti cautelari e le attività di sequestro materiale che hanno portato alla formalizzazione dei fermi.

I provvedimenti del 2 luglio 2026 comprendono il fermo dei tre operatori e il sequestro dei 370 beni rinvenuti. Gli indagati sono stati posti a disposizione dell’autorità giudiziaria e la Procura ha iscritto le contestazioni nel fascicolo a loro carico.

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