2 luglio 2026 – Sono durati appena un’ora gli arresti domiciliari per Genti Berisha, il 26enne albanese accusato di aver provocato l’incidente stradale nel quale, la sera del 22 giugno scorso a Peschiera Borromeo, nel Milanese, ha perso la vita l’agente della Polizia locale Francesco Imprezzabile.
La mattina del 2 luglio il giovane era stato scarcerato dopo l’applicazione del braccialetto elettronico, come disposto dalla giudice per le indagini preliminari di Milano Giulia Masci. Una volta rientrato nella sua abitazione per iniziare a scontare la misura dei domiciliari, però, è stato nuovamente prelevato dagli investigatori e riportato in carcere.
Perché Berisha è tornato in carcere
Secondo quanto riferito dall’ANSA, l’arresto è stato eseguito dagli investigatori della Polizia locale e dagli agenti della Squadra Mobile di Monza in seguito a un aggravamento della misura cautelare disposto dal Gip di Brescia.
Il provvedimento non riguarda direttamente l’inchiesta sulla morte dell’agente Imprezzabile, ma un altro procedimento giudiziario nel quale Berisha è imputato per traffico di sostanze stupefacenti.
Di fatto, il giovane è rimasto agli arresti domiciliari per circa un’ora prima di essere nuovamente trasferito in cella.
L’incidente in cui è morto Francesco Imprezzabile
La vicenda è legata al tragico inseguimento avvenuto nella notte del 22 giugno tra Milano e Peschiera Borromeo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Berisha non si sarebbe fermato a un posto di controllo organizzato tra Polizia locale e Polizia di Stato nella zona di Ponte Lambro, dando così origine a una fuga ad alta velocità.
Durante l’inseguimento, l’agente Francesco Imprezzabile, 39 anni, avrebbe perso il controllo della moto di servizio, finendo violentemente a terra. Le ferite riportate si sono rivelate fatali.
Nei giorni successivi all’incidente, Berisha era stato arrestato con l’accusa di aver causato la morte del poliziotto locale durante la fuga.
La decisione del Gip di Milano
Nell’udienza di convalida dell’arresto, la gip milanese Giulia Masci aveva disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
La giudice aveva inoltre riqualificato il reato contestato, escludendo l’ipotesi di omicidio stradale e configurando invece quella di morte come conseguenza di altro reato, individuato nella condotta di fuga.
Davanti al giudice, il 26enne aveva ammesso di essere scappato al controllo, definendo la sua scelta un gesto «istintivo» e «sconsiderato». Aveva inoltre sostenuto di non essersi accorto della caduta dell’agente e di voler risarcire la famiglia della vittima.
Il processo per traffico di droga a Brescia
Parallelamente all’inchiesta milanese, Berisha è coinvolto in un procedimento davanti al Tribunale di Brescia legato a una presunta attività di traffico internazionale di stupefacenti.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, lo vede tra gli imputati dell’operazione antidroga denominata «Icaro». In quel processo la Procura avrebbe chiesto una condanna a dieci anni di reclusione.
Proprio nell’ambito di questo fascicolo è maturata la decisione di aggravare la misura cautelare, determinando il ritorno in carcere del giovane a poche ore dalla scarcerazione.
