Un’operazione definita “miracolosa” ha permesso di estrarre vivo un uomo rimasto intrappolato per otto giorni sotto le macerie in Venezuela, dopo i violenti terremoti che hanno colpito il Paese. Il salvataggio è avvenuto a La Guaira, dove le squadre di soccorso hanno liberato Hernán Alberto Gil Flores, 44 anni, sepolto sotto circa 29 piedi di detriti all’interno del parcheggio crollato di un centro commerciale.
Il salvataggio in Venezuela
L’uomo è stato recuperato giovedì al termine di un intervento lungo e estremamente delicato, portato avanti da squadre locali insieme a unità internazionali. I soccorritori hanno lavorato per giorni in condizioni instabili, riuscendo a creare un passaggio sicuro tra le macerie per raggiungere il punto in cui Gil era rimasto intrappolato.
La moglie, Usbimar Gonzales, ha raccontato a CNN di aver vissuto “giorni di grande dolore” dopo i terremoti, convinta inizialmente della morte del marito. La svolta è arrivata quando è emersa la possibilità che fosse ancora vivo: “Ho visto un raggio di sole”, ha detto, aggiungendo che i figli lo aspettano a casa.
Il primo segnale di vita sotto le macerie
Il primo contatto visivo è avvenuto grazie a una telecamera inserita nel cumulo di detriti. Le immagini, diffuse dai Vigili del Fuoco del Cile, mostrano le dita dell’uomo che si muovono attraverso una stretta fessura tra cemento e macerie. Gil, che lavorava come guardia di sicurezza del centro commerciale, era stato individuato proprio in quel punto.
Nei giorni precedenti al recupero, le squadre di emergenza erano riuscite a mantenere il contatto con lui, fornendogli acqua, cibo e farmaci tramite tubi e siringhe. Successivamente è stato stabilizzato con liquidi e supporto medico continuo, come confermato dalla Croce Rossa del Costa Rica.
Un secondo video mostra il momento in cui la testa e le spalle dell’uomo emergono dalle macerie. Gil indossava una mascherina e presentava un occhio arrossato. I soccorritori hanno descritto l’intervento come “altamente complesso”, anche a causa dell’instabilità della struttura e del rischio costante di nuovi crolli.
L’eccezionalità di un salvataggio dopo la prima settimana
Secondo Sebastián Mocorquer del team ONU per la gestione dei disastri, i soccorsi oltre la prima settimana rappresentano casi eccezionali: “Solo recuperi miracolosi sono possibili”. Di norma, la finestra utile per trovare sopravvissuti si riduce drasticamente dopo tre giorni, quando la mancanza d’acqua rende le possibilità di sopravvivenza molto basse.
Le squadre erano state allertate già domenica, dopo segnalazioni della Croce Rossa del Costa Rica sulla possibile presenza di un sopravvissuto sotto il centro commerciale Galerías Playa Grande. L’utilizzo di radar, sonar e strumenti di rilevamento ha permesso di confermare la sua presenza, dando il via a tre giorni di scavi coordinati tra circa sei Paesi.
Le condizioni dell’uomo durante l’estrazione
Secondo la Croce Rossa, Gil è rimasto stabile dal punto di vista medico anche nelle ore precedenti al salvataggio. Ha ricevuto fluidi e soluzioni per la reidratazione, mentre le squadre lo tenevano in vita con supporti costanti. In un video diffuso sui social, si sente anche il dialogo con un soccorritore che gli passa una bevanda elettrolitica attraverso un tubo.
Durante il contatto, un soccorritore gli ha chiesto se fosse ferito. Gil ha risposto di no, spiegando di sentirsi soltanto a disagio per il peso delle pietre attorno a lui. Le operazioni, tuttavia, sono state ostacolate da continui crolli del tunnel creato per raggiungerlo, come riferito dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Jorge Rodríguez.
Le conseguenze del terremoto in Venezuela
La città costiera di La Guaira è tra le aree più colpite dai due forti terremoti. Le operazioni di soccorso proseguono tra difficoltà enormi: squadre con attrezzature di fortuna scavano ancora tra edifici crollati, mentre risorse e carburante risultano insufficienti nonostante le vaste riserve petrolifere del Paese.
Il bilancio ufficiale parla di almeno 2.295 morti, con un aumento di circa 350 vittime rispetto ai giorni precedenti. Tuttavia, le autorità ammettono che il numero reale potrebbe essere più alto. In alcuni centri di emergenza, come una morgue improvvisata a La Guaira, si arriverebbe a gestire circa 400 corpi al giorno, secondo una fonte forense che ha chiesto l’anonimato per timore di ritorsioni.
