1 luglio 2026 – Decine di bandiere sventolano dalla mattina nello spiazzo dei parcheggi di Cala Finanza, sulla costa nord-orientale della Sardegna, in Gallura. Il passaparola sui social e sui media ha richiamato centinaia di manifestanti e attivisti arrivati da tutta l’isola, e in molti anche dalla Toscana e dal resto della Penisola, per un sit-in contro il progetto della società italo-brasiliana Tavolara Bay srl, che fa capo al gruppo Jhsf: un beach club a cinque stelle con Villa Joy al centro.
Su Tavolara Bay, i manifestanti: “Cala Finanza patrimonio di tutti”
Lo slogan scelto per la manifestazione riassume il senso della protesta: un pezzo di costa considerato patrimonio collettivo, da sottrarre agli interessi immobiliari. “Vengo dalla provincia di Mantova e sono qui perché pensiamo che Punta la Greca e Cala Finanza siano di tutti, dell’umanità. Venite a vederlo e capirete perché non bisogna toccarlo“, ha detto uno dei manifestanti. Un altro, arrivato da Firenze, ha collegato la vicenda sarda a un problema più ampio: “Siamo qui tutti per salvare questo pezzo Sardegna e non solo, ma anche tutto il resto d’Italia perché mi sa che di scempi ne stanno facendo un po’ ovunque. Io da toscano mi aspetto che a Capraia qualcuno un giorno si alzi e dica, qui ci facciamo un resort”.
A dare un taglio più politico alla giornata è intervenuto Pier Franco Devias, del movimento indipendentista Liberu: “Siamo venuti per difendere il diritto dei sardi a decidere sulla loro terra. Non siamo d’accordo su imposizioni che vengono da multinazionali o da accordi con lo stato italiano. È diritto dei sardi decidere liberamente del proprio destino e sulla propria terra. Questa è soltanto una tappa di un grande processo di opposizione popolare alla speculazione immobiliare e alla sottrazione di terra alla nostra gente“.
Il Comune fa marcia indietro, ora la parola al Tar
Nella serata precedente al sit-in, il consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo ha revocato la delibera con cui l’amministrazione aveva riclassificato l’area di Cala Finanza, aprendo di fatto la strada al progetto. La partita si sposta ora sul piano giudiziario: si attende il pronunciamento del Tar Sardegna sul ricorso presentato dalla Regione e dall’associazione ambientalista Grig contro la procedura di Zona Economica Speciale (Zes) approvata dal governo. La sentenza è attesa per l’8 luglio.
Cosa c’è dietro il beach club Tavolara Bay
Dietro Tavolara Bay srl c’è il colosso immobiliare e turistico brasiliano Jhsf. Da tempo circola l’ipotesi di un disegno di sviluppo ben più esteso del solo beach club: alberghi a cinque stelle, ville, campo da golf, marina, area shopping ed eliporto. Ipotesi non tutte confermate da richieste formali, ma che bastano a far crescere la tensione su un tratto di costa affacciato sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo.
A pesare sulla vicenda ci sono anche i pareri tecnici negativi emersi durante la Conferenza dei servizi, che segnalavano l’assenza di verifiche ambientali e paesaggistiche adeguate. Nonostante questo, l’autorizzazione unica nazionale prevista per le Zes è stata rilasciata e poi confermata dal Consiglio dei ministri, malgrado l’opposizione della Regione Sardegna. I promotori del sit-in promettono che le mobilitazioni proseguiranno.
