A Milano, l’assistente capo della Polizia Carmelo Cinturrino è stato espulso dalla polizia. Si apprende il 30 giugno, ma la decisione è del 20 maggio 2026: il provvedimento, firmato dal capo della Polizia Vittorio Pisani, è stato notificato a Cinturrino in carcere il 22 maggio. La decisione è arrivata mentre era in corso l’incidente probatorio aperto dopo lo sparo del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo che ha ucciso Abderrahim Mansouri e mentre la Procura di Milano ha formulato oltre 40 contestazioni a carico dell’agente, oggi detenuto con l’accusa principale di omicidio volontario aggravato.
“Non ho mai usato violenza contro nessuno”
Negli atti dell’incidente probatorio Cinturrino, 41 anni, ha respinto gran parte delle accuse e ha dichiarato davanti al gip Domenico Santoro: “Non ho mai usato violenza contro nessuno, né sottratto droga o soldi” Sulle modalità dello sparo, Cinturrino ha detto che “quando si è chinato per prendere una pietra, ho sparato perché avevo paura”. La frase è contenuta nelle trascrizioni dell’incidente probatorio dell’11 aprile. Nei verbali emergono anche passaggi in cui l’agente rivendica la correttezza delle operazioni svolte in servizio: “Quando sono stati sequestrati droga o denaro è sempre stato fatto con verbale e nella massima legalità“, ha affermato.
Gli atti dell’indagine raccolgono elementi raccolti dalla Squadra mobile e dal pm Giovanni Tarzia: accanto al corpo è stata trovata una pistola giocattolo, gli esami della Scientifica hanno rilevato solo il Dna di Cinturrino sull’arma riproduttiva e la chiamata al 118 risulta segnalata 23 minuti dopo lo sparo. Nei fascicoli ci sono anche le audizioni di testimoni che, secondo gli inquirenti, hanno dato versioni differenti rispetto a quelle iniziali fornite da alcuni agenti presenti.
Cinturrino: dal carcere al provvedimento di destituzione
Sul fronte cautelare, Cinturrino è detenuto a San Vittore dal fermo del 21 febbraio, disposto dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia. Il gip Domenico Santoro non convalidò il fermo ma applicò la custodia cautelare in carcere, ravvisando gravi indizi e un concreto pericolo di reiterazione. La richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa è stata bocciata dal Tribunale del Riesame, che ha ritenuto l’agente “incapace di autocontrollo”. È in quella stessa cella che, il 22 maggio, gli è stato notificato il provvedimento di destituzione firmato da Pisani.
In un’intervista al Corriere della Sera Vittorio Pisani aveva definito il caso “abbastanza chiaro e di estrema gravità” e aveva spiegato di aver dato disposizione al questore di Milano per la nomina del funzionario istruttore incaricato della destituzione. “Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica“, aveva detto Pisani.
