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Venezuela, accuse di estorsioni durante l’emergenza: sui social denunce contro polizia e militari

Dopo il terremoto che ha devastato La Guaira e il nord del Paese, sui social si moltiplicano le denunce contro poliziotti e militari. Le accuse non sono state verificate in modo indipendente, ma emergono in un contesto di crescente sfiducia e difficoltà nei soccorsi

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Danni, macerie e persone tra rovine dopo crollo edificio per il terremoto in Venezuela

Venezuela earthquake: The death toll has risen to at least 1,430 | X@RandomstuffA2Z

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Nel pieno dell’emergenza causata dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, stanno emergendo accuse gravissime contro alcuni membri delle forze dell’ordine e dell’apparato statale. Secondo numerose testimonianze diffuse sui social network, agenti di polizia e militari avrebbero approfittato della tragedia per chiedere denaro a cittadini, volontari e familiari delle vittime in cambio di servizi essenziali, dal recupero delle salme all’accesso alle zone colpite.

Le denunce si stanno diffondendo soprattutto su X e rappresentano uno degli effetti più evidenti della temporanea liberalizzazione dei social e della circolazione delle informazioni concessa dal governo nelle ore successive al sisma. Una situazione eccezionale per il Venezuela, dove negli ultimi anni l’accesso alle informazioni è stato spesso limitato e sottoposto a controlli.

Le accuse: dai corpi delle vittime agli aiuti umanitari

Secondo quanto riferito dall’ANSA da Caracas, numerosi utenti stanno raccontando episodi di presunta corruzione e abuso di potere nelle aree colpite dal terremoto.

Tra le accuse più gravi vi sono quelle relative al recupero delle salme delle vittime. Diversi cittadini sostengono di essere stati costretti a effettuare pagamenti per ottenere la restituzione dei corpi dei propri familiari o per accelerare le operazioni di recupero dalle macerie.

Le testimonianze sono state rilanciate, tra gli altri, dall’analista politico Nicmer Evans, che ha condiviso racconti di cittadini secondo cui sarebbero stati richiesti pagamenti sia da parte di alcune agenzie funebri sia di funzionari pubblici.

Un’altra serie di denunce riguarda invece gli aiuti umanitari destinati alle popolazioni colpite dal sisma. Una testimonianza condivisa dall’economista Fabio L. Valentini racconta che un gruppo di volontari provenienti da Cúcuta, città colombiana al confine con il Venezuela, sarebbe stato fermato dalla Guardia Nazionale mentre trasportava medicinali, acqua e beni di prima necessità verso le aree devastate.

Secondo il racconto diffuso online, ai volontari sarebbe stato richiesto denaro oppure una parte delle forniture per poter proseguire il viaggio.

Si tratta di accuse che, al momento, non risultano confermate da verifiche indipendenti.

Il caso dei macchinari bloccati e la richiesta da 2.000 dollari

Tra gli episodi diventati virali nelle ultime ore figura anche quello di un autista di mezzi pesanti diretto verso La Guaira, una delle aree maggiormente colpite dal terremoto.

Secondo quanto riportato dall’account Llanero Informa e successivamente rilanciato da diversi attivisti digitali, l’uomo avrebbe dichiarato di essere stato costretto a pagare per ottenere il permesso di transitare lungo l’autostrada Caracas-La Guaira con macchinari destinati alla rimozione delle macerie.

Nei commenti associati al video viene citata una richiesta di circa 2.000 dollari per consentire il passaggio delle attrezzature.

Se confermato, un episodio simile rappresenterebbe un grave ostacolo alle operazioni di soccorso e di recupero nelle zone devastate dal sisma.

Nessuna risposta ufficiale dal governo

Finora il governo venezuelano non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulle accuse che stanno circolando online. Le denunce restano quindi da verificare e devono essere considerate come testimonianze diffuse attraverso i social network.

Nel frattempo il bilancio del terremoto continua ad aggravarsi. Le vittime hanno ormai superato quota 1.450, mentre migliaia di persone risultano ancora disperse o sfollate. Le squadre di soccorso internazionali continuano a operare nelle aree più colpite, dove il tempo resta un fattore decisivo per trovare eventuali superstiti.

In un Paese già segnato da anni di crisi economica, politica e istituzionale, la tragedia del terremoto rischia ora di trasformarsi anche in una profonda crisi di fiducia verso le autorità. Ed è proprio in questo contesto che le accuse emerse sui social stanno trovando terreno fertile, alimentando rabbia, sospetti e richieste di maggiore trasparenza nella gestione dell’emergenza.

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