La Russia compie un nuovo passo nella stretta contro la comunità LGBT+. Un tribunale della città di Orenburg, nella Russia sud-orientale, ha condannato il proprietario di un locale notturno e due suoi collaboratori a pene detentive fino a sette anni di carcere per aver promosso attività considerate riconducibili al cosiddetto “movimento internazionale LGBT”, dichiarato estremista dalla Corte Suprema della Federazione Russa nel novembre 2023.
Si tratta di una sentenza destinata a fare giurisprudenza. Secondo quanto riferito dalle autorità russe e confermato da Reuters, è infatti il primo procedimento penale concluso con una condanna sulla base della nuova classificazione del movimento LGBT come organizzazione estremista, una definizione contestata da numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Il caso del Pose Bar di Orenburg
Al centro della vicenda c’è il Pose Bar, locale aperto nel 2021 e noto per spettacoli drag e serate frequentate dalla comunità LGBT locale. Con l’inasprimento delle norme russe, il locale aveva progressivamente modificato la propria immagine pubblica, arrivando a presentarsi come un semplice teatro satirico e di intrattenimento.
Nel marzo 2024 il locale era stato oggetto di una retata condotta dalla polizia e dalla Guardia Nazionale russa. Le immagini diffuse all’epoca mostrarono agenti armati fare irruzione nel club mentre i clienti venivano costretti a rimanere immobili durante i controlli. L’operazione segnò uno dei primi effetti concreti della sentenza della Corte Suprema.
Secondo il tribunale di Orenburg, gli imputati avrebbero continuato a organizzare eventi accomunati dalla manifestazione di appartenenza a persone con orientamento sessuale definito dalle autorità russe come “non tradizionale”. Per i giudici, tali attività configuravano la prosecuzione delle attività di un’organizzazione estremista.
Il proprietario del locale, Vyacheslav Khasanov, è stato condannato a sette anni di carcere e a una multa di un milione di rubli. L’amministratrice Diana Kamilyanova ha ricevuto una pena di sei anni e tre mesi, mentre il direttore artistico Alexander Klimov è stato condannato a due anni e tre mesi. Tutti hanno respinto le accuse.
La controversa decisione della Corte Suprema
Per comprendere la portata della sentenza occorre tornare al 30 novembre 2023, quando la Corte Suprema russa accolse una richiesta del Ministero della Giustizia dichiarando estremista il cosiddetto “movimento internazionale LGBT”.
Uno degli aspetti più controversi della decisione è che tale movimento non corrisponde a un’organizzazione formalmente esistente. Human Rights Watch, Amnesty International e numerosi giuristi hanno evidenziato come la definizione sia volutamente vaga e possa essere utilizzata contro associazioni, attivisti, locali pubblici o semplici cittadini accusati di sostenere i diritti delle persone LGBT+.
La classificazione come organizzazione estremista consente infatti alle autorità di applicare strumenti repressivi normalmente utilizzati contro gruppi considerati una minaccia per la sicurezza nazionale, comprese pesanti pene detentive.
Una repressione iniziata anni fa
La sentenza di Orenburg rappresenta l’ultimo tassello di una strategia iniziata oltre un decennio fa.
Nel 2013 la Russia introdusse la legge contro la cosiddetta “propaganda delle relazioni sessuali non tradizionali” rivolta ai minori. Nel 2022 il divieto venne esteso a tutta la popolazione, limitando ulteriormente la rappresentazione di temi LGBT nei media, nella cultura e nell’intrattenimento. Infine, nel 2023, arrivò la decisione della Corte Suprema che trasformò la questione da tema amministrativo a possibile reato di estremismo.
Secondo Human Rights Watch, nel solo periodo successivo alla sentenza del 2023 i tribunali russi hanno emesso oltre cento provvedimenti collegati all’accusa di partecipazione o sostegno al cosiddetto movimento LGBT internazionale.
Nel 2026 la pressione è ulteriormente aumentata. Diverse associazioni storiche che fornivano assistenza legale, psicologica e sanitaria alla comunità LGBT sono state dichiarate estremiste e costrette a interrompere o limitare le proprie attività.
Le reazioni delle organizzazioni per i diritti umani
Le principali organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno condannato la politica russa nei confronti della comunità LGBT.
Amnesty International ha definito la messa al bando del movimento LGBT e delle organizzazioni che lo rappresentano come parte di una più ampia campagna di persecuzione e discriminazione. Human Rights Watch sostiene invece che la legislazione russa stia trasformando l’identità LGBT e il semplice sostegno ai diritti civili in una questione di sicurezza nazionale.
Anche diversi esperti delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il rischio che la normativa venga utilizzata per limitare libertà fondamentali come l’espressione, l’associazione e la partecipazione alla vita pubblica.
Un precedente che potrebbe cambiare tutto
Per gli osservatori internazionali il caso del Pose Bar va ben oltre la sorte dei tre condannati. Reuters riferisce che molti attivisti russi considerano il procedimento di Orenburg un precedente destinato a orientare futuri processi contro associazioni, attivisti e luoghi di aggregazione della comunità LGBT in tutto il Paese.
La sentenza rappresenta infatti la prima applicazione piena della teoria giuridica elaborata dalla Corte Suprema nel 2023: l’idea che l’esistenza stessa di una rete di persone che rivendicano diritti LGBT possa essere assimilata a un’organizzazione estremista.
Una decisione che, secondo i difensori dei diritti umani, rischia di avere conseguenze profonde sulla libertà di espressione e sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini russi.
