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Gaza, il dissidente anti-Hamas Moumen Al-Natour accolto in Italia: “Qui mi sento protetto”

L'avvocato e attivista palestinese, tra i più noti oppositori di Hamas nella Striscia, racconta per la prima volta la sua nuova vita dopo l'esfiltrazione. "Ringrazio l'Italia dal profondo del cuore"

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Primo piano di Moumen Al-Natour a Gaza davanti a edifici distrutti

Instagram @moumalnatour

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

“L’Italia mi ha accolto. Qui mi sento protetto, lontano dalla persecuzione di Hamas. Con me c’è la mia famiglia. Ringrazio l’Italia dal profondo del cuore”. Sono le prime parole affidate all’ANSA da Moumen Al-Natour, avvocato palestinese di 30 anni e attivista per i diritti umani, dopo il suo arrivo in Italia. Considerato uno dei dissidenti più noti della Striscia di Gaza, Al-Natour vive oggi in una località del Nord Italia con lo status di richiedente asilo, dopo essere stato esfiltrato dal territorio palestinese.

La sua storia offre uno spaccato poco conosciuto della realtà interna di Gaza. Nel pieno del conflitto che da anni domina il dibattito internazionale, Al-Natour rappresenta una delle voci palestinesi più critiche nei confronti di Hamas, il movimento islamista che governa la Striscia dal 2007.

Chi è Moumen Al-Natour e il ruolo del movimento “Vogliamo Vivere”

L’avvocato palestinese è noto soprattutto per aver fondato “Vogliamo Vivere” (We Want to Live), un movimento nato nel 2019 durante una delle più significative ondate di protesta interne contro Hamas.

Le manifestazioni scoppiarono in diverse città della Striscia di Gaza per denunciare il deterioramento delle condizioni economiche, la disoccupazione crescente, l’aumento del costo della vita e la mancanza di prospettive per migliaia di giovani palestinesi. Ciò che rese quelle proteste particolarmente rilevanti fu il fatto che le contestazioni fossero rivolte direttamente alle autorità di Hamas.

Secondo organizzazioni internazionali per i diritti umani e numerose testimonianze raccolte negli anni, le manifestazioni furono represse con arresti e intimidazioni nei confronti di attivisti e manifestanti. Da allora Al-Natour è diventato uno dei simboli dell’opposizione interna al movimento islamista.

Gli arresti e le accuse contro Hamas

Secondo quanto riferito dallo stesso Al-Natour all’ANSA, Hamas lo avrebbe perseguitato per anni a causa della sua attività politica e delle sue denunce pubbliche.

L’attivista sostiene di essere stato arrestato, detenuto e torturato oltre venti volte. Si tratta di affermazioni che fanno parte della sua testimonianza personale e che si inseriscono in un quadro più ampio di accuse e segnalazioni riguardanti la repressione del dissenso nella Striscia di Gaza.

Stando al racconto dell’avvocato palestinese, le pressioni nei suoi confronti sarebbero aumentate progressivamente fino a rendere necessaria la sua uscita dal territorio. Nel lancio ANSA viene inoltre riferito che Hamas continuerebbe a dargli la caccia, circostanza riportata sulla base delle dichiarazioni dello stesso dissidente.

L’arrivo in Italia e la richiesta di asilo

Dopo l’esfiltrazione da Gaza, Al-Natour è stato accolto in Italia insieme alla sua famiglia e ha ottenuto lo status di richiedente asilo.

Per la prima volta dal suo trasferimento ha deciso di raccontare pubblicamente la propria esperienza. Nelle dichiarazioni rilasciate all’ANSA emerge soprattutto il senso di sollievo per aver trovato un luogo sicuro dopo anni di persecuzioni che, secondo il suo racconto, avrebbero segnato profondamente la sua vita.

“Qui mi sento protetto”, ha dichiarato, esprimendo gratitudine verso il nostro Paese per l’accoglienza ricevuta.

Una vicenda che riaccende il dibattito sui dissidenti palestinesi

La storia di Moumen Al-Natour va oltre la vicenda personale di un rifugiato politico. Il suo caso riporta infatti l’attenzione sulla condizione dei dissidenti palestinesi e sul tema dei diritti umani all’interno della Striscia di Gaza.

Nel racconto internazionale del conflitto, spesso dominato dallo scontro tra Israele e Hamas, trovano raramente spazio le voci di coloro che criticano apertamente il movimento islamista dall’interno della società palestinese. La testimonianza di Al-Natour evidenzia invece l’esistenza di una parte della popolazione che chiede maggiori libertà civili, rappresentanza politica e possibilità di esprimere il proprio dissenso.

Oggi il trentenne palestinese guarda al futuro dall’Italia. E nelle sue prime parole pubbliche dopo l’arrivo nel nostro Paese c’è soprattutto un messaggio di gratitudine e speranza: “Ringrazio l’Italia dal profondo del cuore”.

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