La Corte d’Assise di Napoli ha aperto il 19 maggio il processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, 14 anni. Imputato è l’ex fidanzato Alessio Tucci, 19 anni, detenuto a Secondigliano, che ha confessato. In aula un brigadiere dei carabinieri ha riferito dell’analisi del telefono della vittima, da cui sono emerse conversazioni con il chatbot ChatGPT, tra cui il messaggio: «Ho paura di dargli il cellulare».
Le chat di Martina Carbonaro con ChatGPT
Secondo il militare, le chat sono state acquisite agli atti e mostrano che la ragazza cercava spiegazioni e consigli, temendo di dover consegnare il telefonino al fidanzato. Dalle stesse conversazioni emergono dinamiche di controllo: in alcuni passaggi Martina si assumeva la colpa per avere “compromesso la fiducia” e scriveva di temere di lasciare il dispositivo al partner, pur ribadendo di non avere nulla da nascondere. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito chat successive alla fine della relazione, con un incremento di frasi intimidatorie attribuite a Tucci e riferimenti interpretati come minacce nei confronti della ragazza e di una sua nuova conoscenza; in diverse risposte, Martina aveva scritto: «Mi fai paura».
Il brigadiere ha confermato che le conversazioni recuperate dallo smartphone sono state formalmente acquisite e allegate al fascicolo processuale. Per gli inquirenti rappresentano un tassello per leggere il rapporto tra i due adolescenti nei giorni precedenti l’omicidio, integrando altri elementi raccolti nel corso dell’istruttoria.
Scontri in aula e voci delle famiglie
L’udienza si è tenuta nella aula 115 del nuovo Palazzo di giustizia di Napoli, davanti alla seconda sezione. All’apertura sono esplosi scontri verbali tra i parenti della vittima e quelli dell’imputato; le forze dell’ordine hanno quindi sgomberato l’area riservata ai familiari del ragazzo. In relazione a quanto accaduto, al padre della vittima è stata attribuita la frase: «Vogliono uccidere anche me, dopo avermi ucciso la figlia».
All’esterno del palazzo, la madre di Martina, Fiorenza Cossentino, ha dichiarato: «Fine pena mai». «Ogni giorno indosso una maschera, ma sto malissimo. Chiedo giustizia per mia figlia», ha aggiunto. Nelle stesse ore la sorella dell’imputato, Giuseppina Tucci, ha diffuso una nota: «Siamo stati al processo ma di certo non eravamo lì per difendere mio fratello, perché lui ha sbagliato e deve pagare. Punto. Ma siamo stanchi delle falsità e delle bugie». La famiglia dell’imputato si è detta inoltre disponibile a «riconciliare» il rapporto con i parenti della vittima.
Le costituzioni di parte civile hanno coinvolto il Comune di Afragola, la Fondazione Polis e Cam Telefono Azzurro. I genitori della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Sergio Pisani. La Corte ha disposto il rinvio, fissando la prosecuzione al 26 giugno.
Il profilo giudiziario e la dinamica ricostruita
Nel provvedimento con cui era stata confermata la custodia cautelare in carcere, la giudice del Tribunale di Napoli Nord Stefania Amodeo ha descritto l’indagato come portatore di «una allarmante personalità» e «incapace di controllare i propri impulsi», formulazioni richiamate in aula. Dall’istruttoria, secondo i pubblici ministeri, sono emersi episodi di violenza precedenti: all’inizio di maggio 2025 Tucci avrebbe colpito Martina con uno schiaffo, rompendo i suoi occhiali; il giorno successivo la ragazza avrebbe chiesto scusa.
La ricostruzione dell’accusa colloca l’incontro tra i due il 26 maggio 2025 in un edificio abbandonato vicino allo stadio comunale di Afragola. Dopo il rifiuto di un abbraccio, la ragazza sarebbe stata aggredita e uccisa con colpi alla testa inferti con una pietra. Il corpo venne nascosto sotto materiali di risulta e ritrovato oltre ventiquattr’ore dopo, al termine delle ricerche; in quella fase, secondo gli atti, anche Tucci partecipò alle ricerche e inizialmente finse di essere estraneo alla scomparsa.
Il giudice per l’udienza preliminare di Napoli Nord ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa. L’accusa contesta, tra le aggravanti, i motivi abietti e futili, la minore età della vittima, il vincolo affettivo e la minorata difesa per l’azione in luogo isolato. Per la procura, queste circostanze legano la fattispecie alla pena dell’ergastolo e rendono inammissibile il rito alternativo.
Decisioni sull’imputato e calendario delle udienze
A seguito delle intemperanze registrate in aula, il presidente della Corte d’Assise ha disposto che, dalle prossime udienze, l’imputato compaia in videoconferenza. La misura è stata motivata con l’esigenza di garantire l’ordine pubblico in aula e la regolare prosecuzione dell’istruttoria.
La prossima udienza è fissata per il 26 giugno, con l’audizione di quattro carabinieri; la successiva è calendarizzata per il 14 luglio. Il collegio ha confermato che il calendario potrà essere aggiornato in base all’andamento delle testimonianze e delle acquisizioni documentali, mantenendo la presenza da remoto dell’imputato per le fasi istruttorie previste.
