Una scossa di magnitudo 4.9 è stata registrata nel centro del Venezuela, con epicentro a 44 chilometri a nord di Maracay, nello Stato di Aragua. La rilevazione è arrivata mentre le squadre di soccorso continuavano a scavare tra le macerie alla ricerca delle persone non rintracciate. Il nuovo evento si inserisce nella sequenza che ha seguito i due terremoti principali di magnitudo 7.2 e 7.5, registrati poco prima.
Nuova scossa e ricerche in corso
Il dato sismico, localizzato lungo la fascia settentrionale del Paese, conferma una fase ancora instabile dell’area colpita. Le operazioni di ricerca e recupero sono rimaste attive senza interruzioni sostanziali e si sono sovrapposte alla nuova scossa. I tecnici hanno rilevato l’epicentro a nord di Maracay, capoluogo di Aragua, mentre sul terreno i soccorritori hanno proseguito gli interventi nelle aree danneggiate. La priorità resta l’individuazione dei dispersi e la messa in sicurezza di strutture compromesse, con verifiche progressive sugli edifici raggiungibili. Il quadro, a più di 48 ore dai primi eventi, resta in evoluzione e i numeri comunicati sono provvisori.
Bilancio e persone non localizzate
Il bilancio provvisorio delle vittime è salito a 920, a due giorni dal primo sisma. Tra i deceduti è stata identificata Francesca Mannina, donna di origini siciliane che risultava dispersa. Un report indica che circa 50.000 persone non risultano ancora localizzate: un dato che riflette la difficoltà delle comunicazioni e dei censimenti nelle zone colpite e che potrà cambiare con l’avanzare delle verifiche. Le autorità impegnate nelle ricerche hanno confermato il carattere parziale dei conteggi, legati alla possibilità di raggiungere aree isolate e di incrociare le segnalazioni di familiari e comunità locali con gli elenchi ufficiali.
La progressione del bilancio, dall’impatto dei due terremoti maggiori fino alla nuova scossa di magnitudo 4.9, spinge a mantenere alta l’attenzione sulle operazioni di campo. I soccorritori hanno continuato a operare nelle finestre di accesso consentite, alternando scavi manuali e mezzi meccanici dove il terreno e le condizioni lo consentono. La conferma della morte di Francesca Mannina inserisce un nome preciso dentro un conteggio finora espresso in cifre, mentre le ricerche per i non rintracciati restano la linea d’azione centrale.
Squadra italiana atterrata e missione
Un volo messo a disposizione della Difesa italiana è atterrato all’aeroporto El Libertador, a ovest di Caracas, per sostenere la missione italiana in Venezuela. A bordo si trovano 97 persone: soccorritori, personale sanitario, vigili del fuoco e funzionari dell’Unità di crisi della Farnesina. Il gruppo ha ricevuto indicazioni operative per raggiungere le aree più colpite e fornire i primi aiuti, con compiti che vanno dalla ricerca al supporto medico fino al coordinamento diplomatico-logistico.
L’arrivo del contingente italiano segna il passaggio a una fase di supporto esterno strutturato, a complemento delle risorse locali. La composizione del team consente di integrare rapidamente le unità che già operano sul posto e di avviare una valutazione diretta dei bisogni prioritari. L’invio di specialisti e di referenti dell’Unità di crisi punta a velocizzare i collegamenti con le autorità competenti e a ordinare le attività tra ricerca, assistenza e trasporti verso i punti di cura disponibili.
Il quadro resta segnato da un doppio binario: da un lato l’aggiornamento dei numeri, con 920 vittime accertate e circa 50.000 persone non ancora localizzate; dall’altro la risposta operativa che si amplia, anche grazie all’arrivo dei 97 specialisti italiani a El Libertador. La capacità di accesso alle aree danneggiate e la tenuta delle comunicazioni influenzeranno i prossimi passi, mentre le ricerche tra le macerie proseguono e restano la priorità dichiarata dagli operatori sul campo.
