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Ercolano, l’IA decifra un papiro: riemerge testo filosofico inedito dal Vesuvio

Il PHerc. 1667, dalla biblioteca di Ercolano, rivela discussioni filosofiche inedite e un'opera di Filodemo, grazie a un team napoletano.

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Rotolo carbonizzato di Ercolano illuminato da linee laser rosse per scansione.

Un rotolo di Ercolano con linee guida laser rosse viene sottoposto a scansione | EduceLab

Redazione di Redazione

Un gruppo di studiosi ha srotolato in digitale e in parte decifrato a Napoli il papiro carbonizzato PHerc. 1667, segnando giovedì la prima apertura completa virtuale di un rotolo di Ercolano. L’operazione è riuscita grazie a tomografie computerizzate e ad algoritmi di intelligenza artificiale capaci di distinguere l’inchiostro dalle superfici carbonizzate. Quasi 1,5 metri di testo distribuiti su venti colonne sono ora nella fase di trascrizione e di verifica filologica.

Che cos’è PHerc. 1667 e da dove proviene

Il rotolo proviene dalla biblioteca della villa di Ercolano sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., raccolta scoperta nel XVIII secolo da un contadino italiano e considerata la più ampia collezione libraria giunta dall’antichità classica. PHerc. 1667 misura circa 8 centimetri in altezza e, dopo i tentativi di apertura compiuti nei secoli, aveva un diametro residuo di circa 2 centimetri. Dai documenti d’archivio risulta che il rotolo fosse sostanzialmente intatto al momento del rinvenimento; le operazioni fisiche di svolgimento lo hanno poi ridotto e indebolito. La fragilità dei materiali ha imposto ai ricercatori l’adozione di metodi completamente non invasivi, con l’obiettivo di massimizzare il recupero di informazione senza ulteriori rischi per il supporto originale.

Cosa c’è nel testo decifrato

Le prime letture isolano una discussione filosofica su etica, arti e comportamento umano, con richiami espliciti a concetti dello stoicismo come la «horme» e la «phronesis». Tra i passi resi leggibili compare la frase: «Esamineremo qualcosa, ma non lo comprenderemo, se in qualche modo ci allontaniamo da noi stessi e dalla nostra natura». Oltre alle colonne di PHerc. 1667, i ricercatori hanno identificato in un altro rotolo, PHerc. 139, una intestazione che recita: «Philodemus, On Gods, Book 8», indicazione che l’opera di Filodemo comprendeva almeno otto libri. Questi riscontri permettono di passare da semplici immagini e stime probabilistiche a segmenti testuali con coesione argomentativa, utili per un’edizione filologica verificabile.

Il progetto Vesuvius Challenge e i responsabili

L’iniziativa si inserisce nella Vesuvius Challenge, lanciata nel 2023 dal professor Brent Seales insieme agli imprenditori Nat Friedman e Daniel Gross per accelerare metodi non distruttivi di lettura dei papiri carbonizzati. Seales ha osservato: «Per quasi due millenni, molti di questi testi sono stati fisicamente conservati ma intellettualmente inaccessibili», aggiungendo che, dopo anni di lavoro interdisciplinare, «siamo finalmente in grado di leggerli». A guidare il gruppo di papyrologi è Federica Nicolardi, professoressa associata di papirologia all’Università di Napoli Federico II: il suo team ha sviluppato modelli di machine learning per interpretare le immagini prodotte dalle scansioni. Nicolardi ha ricordato che «questo rotolo era stato ritenuto completamente illeggibile quando una parte fu aperta negli anni Ottanta» e ha sottolineato che ora «possiamo seguire argomentazioni sostenute su più colonne».

Tecniche adottate e prossimi passi

Il flusso tecnico ha combinato più operazioni: acquisizione TC delle superfici cilindriche; ricostruzione digitale degli strati interni seguendo le curve delle fibre; appiattimento virtuale delle porzioni leggibili; applicazione di reti neurali per separare l’inchiostro dalla fibra carbonizzata. Gli autori chiariscono che il risultato attuale richiama ora la fase di lettura critica, edizione e commento da parte degli specialisti di testi classici. Seales ha commentato: «Questo non riguarda più soltanto l’imaging o il machine learning», richiamando la necessità che filologi e storici validino e interpretino i passaggi recuperati.

Il team attribuisce il successo alla combinazione di competenze informatiche, imaging avanzato e papyrologia, e indica che altri rotoli dello stesso deposito sono candidati a procedure analoghe. I promotori spiegano che si passa dalla fase dimostrativa di imaging e riconoscimento a una fase operativa di decifrazione e pubblicazione delle trascrizioni. Hanno annunciato l’avvio di collaborazioni con istituzioni accademiche per la revisione critica dei testi e la pianificazione di edizioni scientifiche, e la condivisione dei dati di scansione con la comunità internazionale per accelerare ulteriori letture. Le colonne recuperate di PHerc. 1667 e l’intestazione «Philodemus, On Gods, Book 8» in PHerc. 139 costituiscono le prime evidenze dirette utili a costruire edizioni filologiche verificabili; i promotori hanno confermato che renderanno disponibili i dataset di scansione alla comunità scientifica internazionale.

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