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Israele-Libano, accordo storico con mediazione USA: “Ora il ritiro parziale

L'intesa mediata dagli USA prevede il ritiro parziale israeliano e l'addestramento dell'esercito libanese, ma Hezbollah la respinge e Tel Aviv mantien

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Delegazioni di Libano, Stati Uniti e Israele firmano accordo quadro

Libano, Israele e Usa hanno firmato l ‘accordo quadro | ANSA

Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

Israele e Libano hanno firmato a Washington il 26 giugno 2026 un accordo quadro mediato dagli Stati Uniti. Il testo ha chiuso cinque giorni di colloqui, prorogati di altre 24 ore prima della firma. Alla cerimonia al Dipartimento di Stato, Marco Rubio ha parlato di «dell’inizio dell’inizio» e ha avvertito che resta «molto lavoro» per tradurre l’intesa in misure pratiche.

L’accordo introduce un ritiro parziale in aree definite e affida nuovi compiti all’esercito libanese, mentre i negoziatori hanno riconosciuto diffidenze reciproche e passaggi tecnici ancora da definire per l’attuazione.

Cosa prevede l’accordo quadro

Il documento dispone il ritiro parziale delle forze israeliane da due «aree pilota» nel Sud Libano: una a nord del fiume Litani e l’altra a sud. Restano invece in vigore la presenza israeliana al di fuori della zona cuscinetto di 10 km, istituita ad aprile, e il presidio del castello di Beaufort, che continuerà a essere occupato dall’Idf sulla cosiddetta Linea Gialla.

Nelle due aree pilota l’Idf sarà sostituito dall’esercito libanese, incaricato di presidiare i villaggi «ripuliti» dalla presenza di combattenti di Hezbollah a seguito di raid e operazioni aeree. L’intesa include anche un allegato sulla sicurezza che pone particolare attenzione ai tunnel attribuiti a Hezbollah.

Per i residenti delle due aree pilota è previsto il rientro, subordinato alle verifiche di sicurezza indicate dall’accordo e alla progressiva assunzione di responsabilità da parte dell’esercito libanese sul terreno.

Reazioni ufficiali e frizioni

Hezbollah ha respinto l’intesa e ha chiesto l’«incondizionato ritiro israeliano da ogni centimetro di territorio», definendo la proposta inadeguata. Il movimento non ha partecipato alla firma e ha mantenuto una posizione di rifiuto formale della soluzione negoziata a Washington.

Benjamin Netanyahu ha dichiarato che «la cosa più importante è che Israele rimanga nella zona di sicurezza del Sud Libano» e ha aggiunto che «ci resteremo finché Hezbollah non si disarmerà». Per il premier, la permanenza delle forze di Tel Aviv nella fascia meridionale resta condizionata alle misure di disarmo del movimento sciita.

Rubio ha definito l’accordo un «primo passo» e ha ribadito la necessità di ulteriori interventi per garantirne l’attuazione e la stabilità. L’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter ha affermato che «ora Hezbollah è fuori, l’Iran è fuori», mentre la sua omologa libanese Nada Hamadeh ha detto che «il mio Libano può tornare al suo futuro».

Nella settimana precedente, le delegazioni israeliana e libanese avevano manifestato irritazione per un accordo separato tra Washington e Teheran, giudicato in contraddizione con lo scopo dei colloqui; quel dissenso è stato indicato dai negoziatori come uno dei fattori che hanno complicato il percorso verso la firma.

Snodo negoziale, nodi tecnici e tempi di attuazione

Lo sblocco è maturato al quinto giorno, dopo la proroga dei colloqui: gli ambasciatori Yechiel Leiter e Nada Hamadeh, inizialmente pronti a ripartire, hanno deciso di restare altre 24 ore per cercare un’intesa. Quel prolungamento è stato indicato come il punto di svolta che ha portato alla firma del documento quadro.

Non è stata fissata la data di entrata in vigore dell’intesa: l’attivazione è subordinata all’addestramento dell’esercito libanese da parte degli Stati Uniti, passaggio considerato preliminare dalle parti. I militari di Tel Aviv si sono detti scettici sulla capacità dell’esercito libanese di assumere immediatamente i compiti di sicurezza previsti, e i negoziatori hanno indicato questo come uno dei principali nodi tecnici da risolvere.

Nelle dichiarazioni ufficiali l’accordo è stato presentato come un mezzo per chiudere un capitolo del conflitto regionale con l’Iran e per consentire «tangibili progressi» a favore delle popolazioni di entrambi i Paesi. Restano da negoziare nei dettagli operativi i tempi e le modalità dell’addestramento, le verifiche sui tunnel e le garanzie sulle zone di rientro per i civili.

Prima dell’entrata in vigore, gli Stati Uniti dovranno avviare il programma di addestramento dell’esercito libanese e le parti dovranno concordare procedure di verifica sulla presenza di armamenti e tunnel. Non è stata fissata una data per queste operazioni né per il trasferimento effettivo di responsabilità sul terreno.

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