26 giugno 2026 –
Come funzionano i concorsi in magistratura
Il concorso per l’accesso in magistratura ordinaria è tra le selezioni più complesse del panorama giuridico italiano. Pubblicato dal Ministero della Giustizia, prevede tre prove scritte – diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo – seguite da un esame orale articolato su più materie. I candidati sono ogni anno migliaia, a fronte di un numero di posti molto limitato: l’iter richiede anni di preparazione e il tasso di superamento delle prove scritte è storicamente molto basso, spesso inferiore al 5%.
L’integrità delle prove è considerata un elemento cardine del sistema: qualsiasi irregolarità nella gestione o diffusione delle tracce rappresenta non solo un illecito penale, ma una violazione grave dell’equità che dovrebbe caratterizzare l’accesso alla funzione giudiziaria. Episodi analoghi in passato hanno portato all’annullamento di prove o alla riedizione di interi concorsi.
Il concorso in magistratura 2026 è stato indetto per coprire 450 posti nella magistratura ordinaria. Le prove scritte si sono svolte a Roma, presso la Fiera di Roma, nei giorni 24, 25 e 26 giugno 2026. La sessione ha preso avvio regolarmente, con le prime due prove – diritto civile e diritto penale – svoltesi senza particolari segnalazioni. È al terzo giorno di esame, durante la prova di diritto amministrativo, che si sarebbe verificato l’episodio
Il precedente del 2022
Non è la prima volta che il concorso in magistratura finisce al centro di un’ipotesi di irregolarità. Nel corso della selezione emessa nel dicembre 2021 per 500 posti, un candidato si sarebbe accordato con un componente della commissione esaminatrice per rendere riconoscibile il proprio elaborato tramite un segno identificativo. La truffa è stata scoperta per una svista: il messaggio contenente il codice segreto è stato inviato per errore via telefono ad un altro commissario, che ha immediatamente denunciato l’accaduto.
Gli indagati erano il professore di diritto amministrativo Francesco Astone, all’epoca componente della commissione, e il candidato Roberto Castellano, dottorando nello stesso ateneo e legato al docente da un rapporto professionale e di amicizia. Il commissario coinvolto fu rapidamente sostituito e gli elaborati del candidato annullati. Il Ministero della Giustizia si costituì parte civile nel processo e il procedimento si è infine concluso con la messa alla prova e l’affidamento ai servizi sociali per entrambi gli imputati
