Un viaggio tra i grandi successi nel calcio, le fragilità più profonde e il difficile percorso affrontato dopo aver rischiato la vita. È quello che compie Walter Sabatini nella nuova puntata di One More Time, il podcast condotto da Luca Casadei. L’episodio è disponibile da venerdì 26 giugno in formato audio su OnePodcast e sulle principali piattaforme di streaming, mentre la versione video arriverà dal 30 giugno su Spotify e YouTube.
L’ex direttore sportivo, celebre per aver scoperto e valorizzato numerosi talenti, ripercorre le tappe più importanti della sua vita privata e professionale, parlando senza filtri delle difficoltà affrontate negli ultimi anni e della volontà di guardare ancora al futuro.
L’amore per il calcio nato da bambino
Nel corso dell’intervista Sabatini racconta come la sua passione per il pallone sia nata fin da giovanissimo. Ricorda il primo contatto con un pallone come una vera e propria folgorazione, avvenuta quando aveva appena nove o dieci anni.
Da allora, racconta, non ha più avuto interesse per altri giochi. Anche da solo riusciva a immaginare partite intere, trasformando un semplice muro in uno stadio pieno di tifosi. Tra i ricordi più vivi conserva anche il debutto in una partita contro ragazzi più grandi: dopo aver superato un difensore e il portiere, una pozzanghera fermò il pallone proprio davanti alla porta, impedendogli di segnare quello che sarebbe stato il suo primo gol.
Gli anni difficili dell’infanzia di Sabatini
Sabatini affronta anche alcuni aspetti più delicati della sua infanzia, raccontando episodi che oggi definisce senza esitazioni “orribili”.
Da bambino, infatti, fumava mozziconi di sigaretta e arrivava perfino a inalare l’odore della benzina della moto del padre per stordirsi. Un’abitudine che interruppe soltanto dopo essere stato scoperto privo di sensi accanto al mezzo. Poco dopo iniziò anche a rubare di nascosto le sigarette ai genitori, un vizio che negli anni sarebbe diventato parte della sua quotidianità.
Il colpo di mercato che ricorda con più orgoglio
Tra le pagine più felici della sua carriera c’è senza dubbio l’arrivo di Javier Pastore al Palermo.
Sabatini definisce quell’operazione una delle più importanti della sua vita professionale. Racconta di aver inseguito il talento argentino con una determinazione assoluta, arrivando perfino a convincere il procuratore Marcelo Simonian e la famiglia del giocatore a incontrarlo, deciso a non rientrare in Italia senza aver chiuso l’affare.
Ricorda inoltre la felicità dell’allora presidente Maurizio Zamparini, che considerava Pastore un autentico fuoriclasse e rimase affascinato dal suo talento fin dalle prime partite.
Sabatini: “Non rifarei quasi nulla della mia vita”
Uno dei passaggi più intensi dell’intervista riguarda il rapporto con il passato.
Sabatini confessa di non essersi mai realmente amato e di convivere ancora oggi con nostalgia, rimpianti e pentimenti. A differenza di chi sostiene che rifarebbe ogni scelta compiuta, il dirigente ammette che, tornando indietro, cambierebbe praticamente tutto. L’unica eccezione riguarda suo figlio, che considera l’unica cosa della propria vita che rifarebbe esattamente allo stesso modo.
I 25 giorni in coma farmacologico
L’ex dirigente ripercorre poi il momento più drammatico della sua esistenza, quando un grave attacco respiratorio lo costrinse al ricovero d’urgenza.
Rimase in terapia intensiva per 25 giorni in coma farmacologico. Durante quel periodo racconta di aver vissuto esperienze che ancora oggi ricorda con grande intensità: era convinto di essere morto, vedeva immagini che gli incutevano timore, tra cui anche Madre Teresa di Calcutta, e arrivò perfino a credere che gli infermieri volessero ucciderlo.
Il risveglio fu altrettanto complicato. Sabatini spiega di aver impiegato circa due mesi prima di recuperare completamente lucidità e capacità cognitive.
Le crisi di panico e la paura della vita
Dopo quella esperienza sono arrivate anche le crisi di panico, che per lungo tempo hanno condizionato profondamente la sua quotidianità. Sabatini racconta di averne affrontate moltissime e di essere riuscito solo negli ultimi tempi a gestirle meglio. Secondo lui, proprio il periodo trascorso in coma ha lasciato una profonda sensazione di paura, non solo nei confronti della malattia, ma della vita stessa e di tutto ciò che lo circonda.
Sabatini: “Non esco quasi più di casa”
Oggi la vita dell’ex direttore sportivo è molto diversa da quella di un tempo. Confessa di trascorrere anche un mese intero senza uscire di casa, spiegando di non sentirsi al sicuro e di non voler essere visto in difficoltà, ad esempio mentre fatica ad alzarsi da solo. Un cambiamento che gli provoca grande sofferenza, soprattutto se confrontato con l’uomo dinamico che è stato per decenni.
Nonostante tutto, Sabatini non ha intenzione di arrendersi. Il suo obiettivo, spiega, non è semplicemente continuare a vivere, ma tornare a sentirsi davvero vitale. È convinto di avere ancora qualcosa da offrire e spera di poter realizzare nuovi progetti, direttamente o attraverso altre persone, perché non vuole accettare che la sua esistenza si concluda in una fase così grigia.
