Il decreto Infrastrutture inserisce lo stop alla circolazione dei diesel Euro 5 nei capoluoghi e nei centri urbani con più di 100.000 residenti, con priorità nelle regioni del Bacino Padano. La misura entra in vigore il 1° ottobre 2026 dopo un rinvio di un anno rispetto alla tabella originaria e un innalzamento della soglia demografica da 30.000 a 100.000 abitanti. Le Regioni potranno modulare l’applicazione del divieto ed eventualmente adottare misure alternative, purché garantiscano risultati equivalenti nella riduzione delle emissioni.
L’intervento nasce dall’obiettivo dichiarato di migliorare la qualità dell’aria nel Nord e dai richiami dell’Unione europea sul rispetto dei limiti di emissione. Il testo prevede, inoltre, strumenti amministrativi per monitorare l’attuazione: stazioni appaltanti e autorità regionali dovranno pubblicare dati sull’estensione dei blocchi e sulle misure alternative adottate.
Cosa cambia con il decreto
Il blocco non colpisce in modo uniforme tutto il Paese: è indicato come prioritario in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, dove si concentra gran parte del traffico nel Bacino Padano. Il decreto inquadra l’azione in un perimetro flessibile: oltre alla soglia rivista, lascia spazio a piani regionali che possano sostituire le limitazioni alla circolazione con interventi equivalenti sulla qualità dell’aria, come riorganizzazioni del traffico, potenziamenti del trasporto pubblico o schemi di incentivi.
Rispetto alla versione inizialmente prevista, l’innalzamento della soglia e il rinvio di un anno riducono l’ambito immediato del divieto, ma l’architettura normativa mantiene una leva forte in capo alle Regioni, che possono sia estendere i perimetri, sia introdurre deroghe mirate.
Quanti veicoli sono coinvolti
Secondo l’Automobile Club d’Italia, a fine 2023 circolavano in Italia circa 3,7 milioni di veicoli diesel Euro 5. Il testo di accompagnamento al decreto evidenzia che, considerando anche le classi dall’Euro 0 all’Euro 4, il numero dei mezzi potenzialmente interessati supera i 10 milioni. L’obbligo di applicare i divieti scatterà prioritariamente nei capoluoghi e nei centri con più di 100.000 residenti, ma le Regioni potranno modulare confini e tempistiche dell’intervento.
La norma precisa che le eventuali misure alternative devono produrre risultati equivalenti in termini di riduzione delle emissioni. In pratica, il perimetro del divieto non è fisso: potrà variare in base ai piani regionali e all’efficacia delle azioni messe in campo.
Ricadute sul mercato dell’usato
Un’analisi sui controlli targa condotta da CarFax nei primi mesi del 2026 ha rilevato che il 14% delle vetture verificate dagli acquirenti apparteneva alla classe Euro 5. Le Euro 5 ispezionate hanno un’età media di circa 12 anni, percorrono in media 146.000 km e nel 64% dei casi presentano almeno un fattore di rischio, contro il 52% rilevato sul campione totale esaminato.
Tra i modelli più diffusi e quindi più esposti a possibili deprezzamenti figurano Fiat Panda, Fiat 500, Alfa Romeo Giulietta — Euro 5 nel 59% dei casi analizzati da CarFax — Volkswagen Golf e i suv della serie X di BMW. CarFax segnala che l’alta presenza di questi modelli nel mercato dell’usato aumenta la probabilità che chi compra si trovi davanti veicoli soggetti a restrizioni alla circolazione.
L’incrocio di età, chilometraggio e fattori di rischio incide sulla vendibilità: per chi mette in vendita una Euro 5, la domanda risente già dell’orizzonte del divieto nelle aree settentrionali.
Prezzi, priorità territoriali e misure regionali
Le quattro regioni prioritarie — Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna — ospitano oltre un terzo della popolazione italiana e una quota rilevante del parco circolante. Il dossier allegato al decreto indica che la riduzione della domanda per i diesel Euro 5 in queste aree potrà avere effetti sui valori di mercato su scala nazionale. Anche se la vendita avviene in province non interessate dai blocchi, il valore residuo è influenzato dalla domanda complessiva e dallo spostamento degli acquisti verso l’usato Euro 6, introdotto nel settembre 2015.
Il provvedimento apre inoltre alla possibilità di strumenti compensativi: piani per il trasporto pubblico o incentivi alla sostituzione dei veicoli, a condizione che producano risultati equivalenti nella riduzione delle emissioni. Sul piano politico, il gruppo parlamentare della Lega ha definito il via libera «una scelta di buonsenso».
Per i proprietari di Euro 5 nelle province interessate, il documento indica due percorsi operativi: verificare l’esistenza di deroghe e sistemi regionali oppure pianificare la sostituzione del veicolo prima dell’entrata in vigore del divieto. Il decreto non prevede un indennizzo diretto, ma lascia alle Regioni la possibilità di introdurre incentivi locali. La trasparenza sull’attuazione è affidata anche agli obblighi di pubblicazione dei dati da parte delle autorità regionali.
Indicazioni operative per acquirenti e proprietari
Operatori dell’usato e autorimesse sono chiamati a intensificare le verifiche documentali: la classe ambientale riportata sul libretto di circolazione è il primo riferimento, da affiancare al controllo dei precedenti incidenti e della coerenza del chilometraggio. CarFax raccomanda controlli più stringenti e fornisce dati utili per individuare le vetture con maggior rischio di contestazioni post-vendita.
Per chi intende acquistare, i report suggeriscono di privilegiare veicoli Euro 6 o alternative non diesel. Per i proprietari di Euro 5, la finestra fino al 1° ottobre 2026 è utile a definire una strategia: vendita, rottamazione o adeguamento alle disposizioni regionali laddove previste.
La norma entra in vigore il 1° ottobre 2026. Le Regioni possono deliberare estensioni, deroghe o misure compensative che, in base ai risultati, potranno modificare l’ambito effettivo di applicazione del divieto.
