Sono 806 gli studenti che hanno dichiarato di aver subito almeno un episodio di molestia di genere in ambito universitario e 13 le persone che hanno segnalato casi di violenza sessuale. È quanto emerge dal report presentato dall’Università degli Studi di Brescia nel Salone Apollo del Rettorato, un’indagine che fotografa la diffusione del fenomeno tra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo.
La presentazione del documento arriva inoltre a pochi giorni dal caso che ha coinvolto un docente della facoltà di Ingegneria, finito al centro di segnalazioni da parte di studenti ed ex studenti per presunti comportamenti molesti, una vicenda che ha riportato l’attenzione sul tema della sicurezza e delle discriminazioni negli ambienti universitari.
Lo studio si basa su un questionario rivolto agli studenti nel 2023, che ha raccolto 2.456 risposte, e su una rilevazione dedicata al personale universitario conclusa nell’autunno del 2025, con 556 questionari compilati.
I dati tra gli studenti di Unibs
Secondo il report, tra coloro che hanno partecipato all’indagine 806 persone hanno dichiarato di aver subito almeno una molestia di genere durante il percorso universitario.
L’incidenza varia sensibilmente in base al genere. Le molestie sono state segnalate dal 43% delle studentesse, dal 50% delle persone non binarie e dal 16% degli studenti maschi.
Particolarmente significativo anche il dato relativo alla violenza sessuale. Sono 13 gli studenti che hanno riferito di averne subito una, di cui sei studentesse, cinque studenti e due persone non binarie. Nel documento questi casi vengono definiti una “piccola minoranza”, ma comunque tali da destare preoccupazione.
Le molestie risultano concentrate soprattutto nelle facoltà di Medicina e Ingegneria.
L’identikit degli autori
L’analisi traccia anche un profilo degli autori delle molestie. Secondo il report, oltre otto casi su dieci sono attribuiti a uomini, una prevalenza che emerge sia tra gli studenti sia tra il personale universitario.
Tra docenti e personale tecnico-amministrativo, inoltre, il fenomeno appare spesso legato alle dinamiche gerarchiche interne all’ateneo. Nel 79% dei casi segnalati dal personale, le molestie sarebbero state commesse da colleghi generalmente più anziani o collocati in una posizione superiore rispetto alla persona che ha subito il comportamento.
Un dato che, secondo le autrici del report, evidenzia il ruolo delle relazioni di potere e delle possibili difficoltà nel denunciare episodi che coinvolgono figure percepite come autorevoli o influenti.
Il quadro tra docenti e personale
L’indagine ha coinvolto anche il personale accademico e tecnico-amministrativo. Tra le 556 risposte raccolte, il 20,5% ha dichiarato di aver subito molestie.
Anche in questo caso emerge una differenza di genere: la percentuale sale al 27,4% tra le donne, mentre si ferma al 5,9% tra gli uomini.
Per quanto riguarda la voce specifica relativa alla violenza sessuale, il report registra invece un dato pari allo 0% tra il personale che ha partecipato alla rilevazione.
Le difficoltà nel denunciare
Durante la presentazione del report sono intervenuti il rettore Francesco Castelli, la prorettrice vicaria Adriana Apostoli, la presidente della Commissione Genere Marika Vezzoli e la componente della commissione Mariasole Bannò.
Castelli ha riconosciuto che le iniziative promosse dall’ateneo negli ultimi anni hanno agito soprattutto “alla base della piramide”, ammettendo la necessità di un intervento più incisivo anche ai livelli più alti dell’organizzazione.
Vezzoli ha invece sottolineato come i rischi tendano a concentrarsi lungo le dinamiche di potere e che molte persone temano possibili conseguenze o ritorsioni in caso di denuncia.
Il report evidenzia infatti un dato particolarmente rilevante: solo lo 0,3% delle vittime ha dichiarato di essersi rivolto agli organi competenti. L’ateneo ha inoltre riferito che la Consigliera di Fiducia riceve mediamente cinque o sei segnalazioni all’anno, un numero molto inferiore rispetto ai casi emersi dall’indagine.
Le misure approvate dall’ateneo
L’Università di Brescia ha ricordato di aver investito circa 450 mila euro dal 2022 attraverso il proprio Gender Equality Plan, finanziando attività di sensibilizzazione, il servizio della Consigliera di Fiducia e collaborazioni con i centri antiviolenza del territorio.
Tra le nuove misure previste figurano il rafforzamento dei percorsi di supporto alle vittime, il monitoraggio periodico del fenomeno e una maggiore diffusione degli strumenti di tutela disponibili.
Il Senato accademico ha inoltre approvato l’introduzione di percorsi formativi obbligatori dedicati ai temi della violenza di genere, delle molestie e delle discriminazioni, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e favorire la prevenzione all’interno della comunità universitaria.
Potrebbe interessarti anche: Molestie alla sapienza, Sinistra universitaria presenta proposte per un’università transfemminista
