24 giugno 2026 – I mercati azionari globali hanno vissuto una seduta di forte volatilità, con il Nasdaq Composite – indice azionario della borsa valori statunitense – che ha ceduto 579 punti, pari al 2,21%. Il calo non è stato casuale né uniforme: a essere colpiti con maggiore intensità sono stati i titoli legati all’intelligenza artificiale e, in particolare, i produttori di semiconduttori. Secondo gli analisti, il movimento ribassista non è solo una correzione tecnica, ma il segnale più visibile di una tensione strutturale che si accumula da mesi: gli investimenti massicci in capacità di calcolo e data center non si sono ancora tradotti in ritorni proporzionati, e la prospettiva di un rialzo dei tassi da parte delle banche centrali ha aggiunto pressione su titoli già esposti a valutazioni elevate. A pagare il prezzo più alto sono state le società che producono e commercializzano chip, diventate negli ultimi anni il termometro delle aspettative sul futuro dell’AI.
Chi sono i protagonisti: da SpaceX a Micron, le aziende al centro della bufera
SpaceX è la società aerospaziale fondata da Elon Musk nel 2002 con l’obiettivo iniziale di abbattere i costi dei lanci spaziali e negli anni ha ampliato la sua missione in modo radicale: attraverso il progetto Starlink gestisce una costellazione di migliaia di satelliti per offrire connettività internet in tutto il mondo, e ha investito miliardi nello sviluppo di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. È questa scommessa sull’AI – ambiziosa ma ancora lontana dalla redditività – che ha reso il titolo vulnerabile: dopo aver toccato 226 dollari la settimana scorsa, ieri si scambiava a 164, bruciando oltre 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in pochi giorni. La società di Musk, pur valendo oltre duemila miliardi di dollari, si prepara a raccogliere nuovo debito. Nel settore dei semiconduttori, invece, i riflettori sono puntati su Micron Technology, uno dei principali produttori mondiali di memorie DRAM e NAND, i chip che alimentano i server su cui girano i modelli di intelligenza artificiale: il titolo ha ceduto il 13,18% alla vigilia di una trimestrale che il mercato considera un test decisivo sulla domanda reale di hardware AI.
Nvidia, il nome più citato nell’ecosistema dell’AI, ha perso il 4,15%: produce le GPU diventate il cuore dell’addestramento dei grandi modelli linguistici. Intel, storica rivale impegnata a recuperare terreno nei data center, ha lasciato sul campo il 6,14%. In Corea del Sud le vendite hanno travolto SK Hynix e Samsung Electronics, trascinando al ribasso il Kospi dopo mesi in cui l’indice era quasi raddoppiato proprio grazie all’entusiasmo per i chip legati all’AI.
Bolla AI, cosa dicono gli analisti
“Quello che non ci piace in questi giorni in realtà è un comportamento sano“, ha detto Mark Dowding, chief investment officer di RBC BlueBay, citato da La Stampa. Dopo mesi di corsa al rialzo guidata dalle attese sull’intelligenza artificiale, gli operatori hanno iniziato a mettere in discussione la sostenibilità delle valutazioni.
Goldman Sachs ha richiamato i paragoni con le bolle tecnologiche del passato. Gli analisti della banca d’affari hanno scritto che “la tensione tra fondamentali favorevoli e valutazioni elevate continua a crescere” e che il boom degli investimenti in AI sta raggiungendo scale comparabili a quelle delle fasi speculative precedenti. Non è in discussione l’interesse per l’AI, ma la distanza tra spesa promessa e profitti reali.
Da qui il mercato sta rivedendo i prezzi di aziende che hanno beneficiato di flussi di capitale significativi. Alcuni titoli della filiera dei semiconduttori sono stati presi come indicatore dello scetticismo degli investitori. I margini di rettifica sui listini dipenderanno in larga misura da quanto gli investimenti in infrastrutture e modelli generativi riusciranno a tradursi in ricavi concreti.
Paragone con la bolla dot-com e valutazioni degli economisti
L’economista Salvatore Rossi, intervistato da La Stampa, ha richiamato il confronto con la bolla delle dot-com: “l’interrogativo non è se, ma quando“, ha detto Rossi sul possibile esito di una correzione. La sua osservazione è stata riportata come monito: la combinazione di aspettative elevate e leva finanziaria rende il sistema più vulnerabile ai cambiamenti di sentiment.
Negli interventi citati dagli analisti è emerso un contrappeso. Alcuni hanno descritto le perdite attese come una normale fase di riaggiustamento, destinata a riportare le valutazioni su livelli più coerenti con i conti; altri hanno avvertito che la correzione potrebbe accelerare se la fiducia venisse meno. Queste divergenze pesano sulle decisioni di investimento e sulle scelte di piattaforme e fornitori di infrastrutture.
In questo contesto la politica monetaria assume rilievo pratico. La commissione della Federal Reserve ha aperto alla possibilità di un aumento del costo del denaro già quest’anno: una mossa che, se realizzata, renderebbe più costoso finanziare l’espansione e potrebbe accelerare le prese di beneficio sui mercati azionari.
