Le due sorelle ritrovate a Formia dopo giorni di ricerche si trovano ora in una struttura protetta, mentre proseguono gli accertamenti della magistratura e prende forma il delicato percorso che dovrà riguardare il loro futuro. Al centro dell’attenzione ci sono sia l’inchiesta sul presunto sequestro sia il tema del rapporto con il padre, che secondo quanto emerso rappresenta uno degli obiettivi indicati dal provvedimento del tribunale.
Le sorelle in una casa famiglia protetta
Il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, nominato tutore legale di Sarah e Alisya, ha spiegato che le due ragazze sono attualmente ospitate in una casa famiglia protetta. Nelle prossime ore incontrerà personalmente le sorelle, precisando che si è scelto di concedere loro un primo momento di tranquillità dopo il ritrovamento.
Secondo Stefanelli, in questa fase si stanno valutando tutte le iniziative necessarie per tutelare gli interessi delle bambine, anche alla luce degli sviluppi giudiziari ancora in corso.
“L’obiettivo è ricostruire il rapporto delle sorelle con il padre”
Il tutore ha affrontato anche il tema di un possibile incontro con il padre delle ragazze. Al momento non sono stati indicati tempi precisi, ma Stefanelli ha ricordato che la sentenza del 28 maggio punta al recupero del rapporto con il genitore e a comprendere come evolverà la situazione che riguarda la madre.
Ha inoltre annunciato l’attivazione di percorsi di sostegno, richiamando quanto previsto dal provvedimento che aveva riconcesso la responsabilità genitoriale.
La posizione della madre, del compagno e del nonno
Nel frattempo restano in carcere Valentina D’Acunto, il compagno Vincenzo Esposito e il padre della donna Marco D’Acunto. I due uomini si trovano nella casa circondariale di Sulmona, mentre la donna è detenuta a Teramo.
Tutti e tre sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso. Fonti penitenziarie riferiscono che il compagno e il nonno delle bambine appaiono increduli per quanto accaduto e sarebbero sorvegliati a vista in isolamento, mostrando l’atteggiamento di chi affronta per la prima volta l’ingresso in carcere.
L’avvocato: “Le bambine pagheranno il prezzo di tutto questo”
L’avvocato Enrico Mastantuono, che assiste da anni Valentina D’Acunto e ora difende anche Marco D’Acunto e Vincenzo Esposito, ha dichiarato che se avesse saputo che la donna stava mentendo avrebbe informato l’autorità giudiziaria, anzitutto per tutelare le bambine.
Il legale ha spiegato di voler continuare a difendere i tre indagati per dovere professionale e ha raccontato di aver vissuto con grande partecipazione i giorni delle ricerche. Il ritrovamento delle ragazze, ha detto, gli ha provocato gioia per il fatto che fossero in salute ma anche sgomento per le conseguenze della vicenda. “Le spese le pagheranno le bambine”, ha aggiunto, sottolineando che non hanno alcuna responsabilità.
Parlando della madre, Mastantuono l’ha descritta come una persona apprensiva e amorevole, definita nelle relazioni sociali una madre accudente ma poco autoritaria con le figlie e non allineata alle indicazioni dei servizi sociali. Ha inoltre riferito di non vedere né sentire Valentina da giorni e di aver intravisto il compagno e il padre della donna al loro arrivo in caserma a Formia, trovandoli spaventati.
Le intercettazioni e il piano ricostruito dagli investigatori
Un ruolo centrale nell’inchiesta lo hanno avuto le intercettazioni telefoniche, considerate decisive dagli inquirenti per ricostruire passo dopo passo il presunto piano che avrebbe portato all’allontanamento delle sorelle dalla casa famiglia di Civitella Alfedena.
Nel decreto di fermo firmato dal procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo, gli investigatori descrivono una sequenza di contatti telefonici ritenuta significativa. Il 5 giugno, il giorno prima della scomparsa delle bambine, la madre avrebbe ricevuto due chiamate da numeri intestati a persone risultate fittizie. Il pomeriggio successivo, poco prima dell’allontanamento delle ragazze, la donna avrebbe richiamato uno di quei numeri.
Da quel momento il suo telefono avrebbe smesso di essere utilizzato. Le indagini hanno poi accertato che le sim facevano parte di un lotto di dieci schede acquistate illegalmente a Napoli, sette delle quali ancora disponibili.
Le successive intercettazioni sui telefoni del padre delle bambine, della madre e di alcuni familiari avrebbero contribuito a chiarire ulteriormente il quadro investigativo, portando infine al fermo dei tre indagati. Tra le utenze monitorate figuravano anche il fidanzato della sorella maggiore, un’amica di Alisya e un operatore della casa famiglia.
Una vicenda ancora tutta da chiarire
Mentre l’indagine prosegue per accertare responsabilità e dinamiche dell’accaduto, l’attenzione resta soprattutto sulle condizioni delle due sorelle e sul percorso di sostegno che dovrà accompagnarle dopo settimane particolarmente difficili.
Le prossime decisioni del tribunale saranno decisive per stabilire come verranno gestiti i rapporti familiari e quali misure verranno adottate per garantire la tutela e la serenità delle bambine.
