23 giugno 2026 – La Commissione europea ha detto di non voler divulgare i dettagli delle riunioni tecniche con le autorità de facto dell’Afghanistan, in corso a Bruxelles. Il portavoce Markus Lammert ha riferito che i contatti “sono in corso da tempo” e che la convocazione risponde a una richiesta formulata nell’ottobre 2025 da circa venti ministri dell’Interno e della Migrazione europei, che in una lettera congiunta chiedevano a Bruxelles di coordinare le procedure per il rimpatrio di persone che “hanno commesso reati gravi o rappresentano una minaccia per la sicurezza”. A spingere con più forza erano stati Austria, Svezia e Germania, quest’ultima tornata a fare pressione dopo un attacco con coltello compiuto da un cittadino afghano già destinatario di un ordine di espulsione.
Dopo un primo tavolo tecnico tenuto a Kabul a gennaio 2026, l’appuntamento di oggi è il secondo confronto dell’anno, questa volta tenuto in casa europea. È stato pensato come un momento operativo per coordinare procedure di identificazione e modalità pratiche dei rimpatri, anche tra gli stessi Stati membri che dovranno poi eseguirli. L’esecuzione effettiva dei rientri, ha sottolineato Lammert, resta comunque competenza dei singoli governi nazionali, che esaminano ogni caso individualmente.
Unione Europea, la posizione della Commissione
Bruxelles ha spiegato che la scelta di dare seguito alla richiesta dei 20 Paesi nasce dalla necessità di “coordinare” un tema che coinvolge un numero significativo di Stati membri: “Siamo convinti che i rimpatri verso Paesi politicamente sensibili pongano sfide che devono essere affrontate in modo globale e coordinato.” La Commissione tiene però a precisare che i contatti con le autorità de facto afghane “non costituiscono in alcun modo un riconoscimento” dei talebani, e che esiste un “mandato del Consiglio di mantenere un coinvolgimento operativo con le autorità de facto in Afghanistan”. Una linea ribadita anche dal commissario alla Migrazione Magnus Brunner, che aveva tagliato corto: “Non dialogare con queste persone per migliorare la situazione non è un’opzione.”
Chi sono i destinatari dei rimpatri
Dal ritorno al potere dei talebani nel 2021, dopo il ritiro delle truppe americane, centinaia di migliaia di afghani hanno chiesto asilo in Europa. Sebbene la normativa europea consenta il rimpatrio di persone condannate per reati gravi o considerate una minaccia per la sicurezza, i rimpatri verso l’Afghanistan sono rimasti limitati proprio a causa dell’assenza di relazioni diplomatiche con il regime. I colloqui di oggi riguardano quindi coloro che, secondo le valutazioni dei singoli Stati membri, non hanno titolo a restare nell’Unione o rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza.
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