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Infermiera radiata per aver attribuito il cancro ai vaccini anti-Covid: il caso Penny Senner nel Regno Unito

L’infermiera britannica è stata dichiarata colpevole di cattiva condotta professionale dopo aver detto a una paziente oncologica che il vaccino contro il Covid-19 era la causa della sua malattia. La decisione del Nursing and Midwifery Council riapre il dibattito sulla disinformazione sanitaria e sul ruolo degli operatori sanitari

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infermiera con in mano una siringa

Pixabay @Thiago_Santos - alanews

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Dire a una paziente in cura per un tumore che il vaccino contro il Covid-19 è la causa della sua malattia. È quanto sarebbe accaduto durante una visita di controllo nell’agosto 2023 presso la Dorset Healthcare University NHS Foundation Trust, nel Regno Unito.

Per questo motivo l’infermiera britannica Penny Senner è stata radiata dall’albo professionale dal Nursing and Midwifery Council (NMC), l’organismo indipendente che regolamenta infermieri, ostetriche e infermieri specializzati nel Regno Unito e che vigila sul rispetto degli standard professionali e sulla sicurezza dei pazienti.

La vicenda è emersa nel corso di un procedimento disciplinare che ha esaminato diverse accuse nei confronti della professionista. La commissione ha ritenuto fondate quattro delle sei contestazioni, tra cui l’aver consegnato a una paziente un opuscolo contenente un collegamento a un sito con contenuti antivaccinisti.

Il racconto della paziente: “Mi disse che il vaccino era la causa del mio cancro”

Secondo la testimonianza resa durante l’udienza disciplinare, la conversazione sarebbe iniziata con una domanda apparentemente ordinaria sullo stato vaccinale della paziente.

La donna ha raccontato di aver spiegato all’infermiera di aver completato il ciclo vaccinale contro il Covid-19 e di aver ricevuto anche le dosi di richiamo. A quel punto, secondo quanto riferito alla commissione, Senner avrebbe risposto: “Ecco perché ti è venuto il cancro”.

La paziente ha precisato che quella frase non venne presentata come una possibile ipotesi da approfondire, ma come una certezza. Sempre secondo la sua testimonianza, l’infermiera avrebbe aggiunto che la presunta relazione tra vaccini e tumori sarebbe stata deliberatamente “insabbiata”.

Particolarmente delicato il contesto in cui sarebbe avvenuta la conversazione. La donna stava affrontando un percorso oncologico complesso, con sedute di chemioterapia e frequenti visite mediche.

Durante il procedimento ha spiegato di essersi sentita profondamente turbata dalle parole ricevute.

“Non avevo bisogno che qualcuno venisse a dirmi che avrei potuto prevenire la mia malattia”, ha dichiarato, ricordando di trovarsi in una fase di estrema vulnerabilità fisica e psicologica.

L’opuscolo con il link a un sito no-vax

Un altro elemento centrale del procedimento riguarda la consegna di un volantino informativo da parte dell’infermiera.

La paziente ha raccontato di aver accettato il materiale in buona fede, convinta che contenesse informazioni mediche affidabili. Solo una volta tornata a casa avrebbe scoperto che il link riportato nell’opuscolo rimandava a un sito con contenuti contrari alle campagne vaccinali.

Secondo quanto emerso durante l’udienza, l’episodio contribuì ad aumentare il disagio e la preoccupazione della donna, già alle prese con una condizione di particolare fragilità legata alla malattia e alle cure oncologiche.

Le altre accuse e l’accesso non autorizzato alle cartelle cliniche

Il procedimento disciplinare non si è limitato alle dichiarazioni sui vaccini: la commissione ha infatti accertato che Senner aveva consultato senza autorizzazione le cartelle cliniche di numerosi pazienti, in assenza di una valida motivazione clinica. Durante l’indagine è inoltre emerso che avrebbe iniziato a compilare un elenco di pazienti poco dopo l’introduzione della campagna vaccinale contro il Covid-19.

Pur riconoscendo che l’infermiera non avrebbe agito con l’intenzione di arrecare danno, il collegio giudicante ha concluso che il suo comportamento ha provocato “danni emotivi e psicologici duraturi” alla paziente coinvolta.

Nelle motivazioni si legge inoltre che Senner “non si è comportata in modo gentile o professionale” e che non avrebbe riconosciuto la particolare vulnerabilità della donna durante il trattamento oncologico.

La decisione del NMC e il dibattito sulla disinformazione sanitaria

Nel corso del procedimento Penny Senner ha dichiarato di essere “profondamente dispiaciuta” per il disagio causato alla paziente, sostenendo che non fosse sua intenzione provocare sofferenza.

Le scuse non sono però bastate a evitare la sanzione più severa prevista dall’ordinamento professionale britannico.

Il Nursing and Midwifery Council ha disposto la radiazione dall’albo degli infermieri, ritenendo compromessa la fiducia necessaria per l’esercizio della professione. Contestualmente è stata emessa una sospensione provvisoria di 18 mesi, periodo durante il quale Senner potrà presentare ricorso. La cancellazione dall’albo non diventerà quindi definitiva fino alla conclusione dell’eventuale iter di impugnazione.

La vicenda ha riacceso il dibattito sul ruolo degli operatori sanitari nella diffusione di informazioni scientifiche corrette e sulla responsabilità professionale nei confronti dei pazienti più vulnerabili.

Il procedimento disciplinare non ha accertato alcun legame tra i vaccini anti-Covid e l’insorgenza del cancro. La contestazione ha riguardato esclusivamente il comportamento professionale dell’infermiera e la diffusione di affermazioni non supportate da evidenze scientifiche riconosciute.

Il caso Senner non è inoltre isolato. Negli ultimi anni diversi organismi professionali sanitari in Europa e Nord America hanno avviato procedimenti disciplinari nei confronti di operatori accusati di diffondere informazioni non supportate da evidenze scientifiche sui vaccini contro il Covid-19, alimentando un dibattito che continua a coinvolgere il mondo sanitario e le autorità di vigilanza professionale.

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