22 giugno 2026 – È uscito Chiedilo a Google, il nuovo libro di Simon Rogers. Il volume analizza i tre miliardi di ricerche giornaliere raccolte da Google Trends per tracciare un profilo della società contemporanea. Ex primo data editor di Twitter e oggi docente alla Medill School of Journalism della Northwestern University, Rogers ha guidato un team di data journalist, analisti e grafici che ha trasformato grandi insiemi di query in narrazioni che collegano i dati a tempo, luogo e ricorrenze stagionali.
Come pensiamo, in forma di dati
Nel testo, Rogers segnala esempi ricorrenti. “Come si bolle un uovo?” risulta tra le domande più cercate in Paesi lontani come Giamaica e Australia; nelle ricerche notturne tornano parole come dolore, insonnia, amicizia; al pomeriggio prevalgono questioni pratiche quali tasse, affitti e vacanze. Tra i quesiti sentimentali frequenti compare “Perché ci innamoriamo?” mentre una curiosità che ha attirato l’attenzione dell’autore è “Come posso aiutare un’ape?”, con picchi nel Regno Unito ogni giugno.
Rogers osserva che molte query sembrano orientate più verso il dare che verso il ricevere: l’esempio dell’ape è citato come indicatore di questo atteggiamento. Il libro non si limita a elenchi: i dati sono presentati in rapporto al tempo, al luogo e alle stagioni, per mostrare come certe ricerche si accendano e si spengano in modo prevedibile.
Nessuno mente a Google
La tesi centrale del libro è tanto semplice quanto potente: Google Trends è uno specchio fedele della società, perché nella solitudine dello schermo le persone sono autentiche. Nessun filtro sociale, nessuna maschera: solo la domanda nuda, digitata nell’intimità di un momento. “Chi lavora tutti i giorni con questo tipo di dati sa bene che non siamo mai completamente isolati, noi e le nostre emozioni”, scrive Rogers. “Quello che oggi accade a voi è successo a milioni di altri ieri e succederà a milioni di altri domani.” Una consolazione inaspettata, quella che emerge dai big data: la scoperta che le nostre paure più segrete, le domande che ci vergogniamo di fare ad alta voce, sono le stesse che milioni di altre persone digitano in silenzio in ogni angolo del pianeta.
Articolato in dieci capitoli tematici, il libro funziona come un atlante emotivo del Ventunesimo secolo. Paure, desideri, curiosità banali e domande esistenziali si mescolano in un affresco che, al di là delle differenze culturali e geografiche, mostra quanto siamo profondamente simili gli uni agli altri. “È come avere a disposizione il cervello del mondo sotto forma di dati”, osserva Rogers. Un cervello collettivo, caotico e sincero, che pulsa ogni giorno attraverso tre miliardi di ricerche.
