Il team della University of Western Australia ha documentato che il garrulo bicolore riduce le prestazioni cognitive durante giornate di caldo estremo in Australia. Nel test, con il cibo posizionato dietro uno schermo di plastica trasparente, molti uccelli a temperature elevate non hanno aggirato l’ostacolo e hanno continuato a picchiettare sulla barriera. Il risultato si inserisce in un quadro più ampio di ricerche che collegano le ondate di calore a effetti su riproduzione, comportamento e dinamiche di popolazione.
Nello stesso esperimento, la variabile principale è stata la temperatura ambientale: a valori moderati i garruli hanno imparato rapidamente a girare attorno allo schermo per raggiungere il cibo, mentre con il caldo la soluzione è rimasta fuori portata per molti individui. Gli autori hanno osservato una riduzione nella capacità di risolvere un compito semplice, interpretata come un calo delle prestazioni cognitive legato all’esposizione termica.
Come il caldo estremo compromette la risoluzione di problemi negli uccelli
I test comportamentali mostrano che la stessa prova può avere esiti opposti a seconda della temperatura. In condizioni più fresche, gli uccelli apprendono la strategia efficace e la applicano; quando le temperature salgono, l’azione si irrigidisce su tentativi ripetitivi e inefficaci contro lo schermo trasparente. Il segnale è coerente con un sovraccarico fisiologico che interferisce con funzioni essenziali come attenzione, apprendimento e flessibilità cognitiva.
Costi riproduttivi “criptici” documentati negli animali
Un’analisi comparativa del National Biodiversity Future Center e dell’Università di Padova, pubblicata su Global Change Biology, indica che le ondate di calore comportano costi riproduttivi spesso «criptici», cioè non immediatamente visibili ma capaci di produrre effetti demografici e genetici nel lungo periodo. Negli animali esaminati gli studi segnalano minore attività sessuale, episodi di sterilità temporanea in una parte degli individui, prole o nidi con dimensioni ridotte e condizioni fisiche peggiori rispetto alla norma. Questi fattori possono ridurre la diversità genetica delle popolazioni esposte e modificare i processi di selezione sessuale.
La dott.ssa Chiara Morosinotto, referente dello studio per l’Università di Padova, ha spiegato:
«Abbiamo notato che in moltissimi gruppi di animali, quando questi riescono a riprodursi, i figli nati da genitori esposti ad ondate di calore sono più piccoli di dimensione e in cattive condizioni fisiche. Questi effetti possono vedersi durante la crescita dei figli ma possono anche perdurare nell’arco della loro vita.»
Comportamenti di dissipazione del calore e trade-off ecologici
Negli uccelli, con l’aumento della temperatura si osservano più frequentemente ansimare e apertura delle ali per dissipare calore. A cascata, diminuiscono il tempo dedicato al canto, alla ricerca di cibo e alla cura dei pulcini. Tra le specie terrestri, la tendenza è a rifugiarsi in tane o in siti più freschi: il ricorso a rifugi termici tutela l’individuo ma riduce il tempo per acquisire risorse e per la cura della prole.
Gli autori sottolineano che cambiamenti nella vigilanza e nel foraggiamento possono amplificare l’impatto demografico delle ondate di calore. Se una popolazione dedica più energie alla termoregolazione e meno alla riproduzione o all’allevamento dei giovani, l’effetto cumulativo può tradursi in cali numerici e in coorti con condizioni medie più fragili.
Segnali negli esseri umani e richieste di nuova ricerca
Le ondate di calore hanno impatti misurabili anche negli esseri umani. Autorità sanitarie europee stimano un aumento della mortalità durante le ondate estive del 2022 in diversi Paesi: nella settimana 11–17 luglio 2022 la Spagna ha registrato 510 decessi in eccesso e il Portogallo oltre 1.000, secondo i dati citati nelle analisi. I ricercatori osservano che il segnale negli animali e quello umano sono collegati: l’aumento in frequenza e intensità degli eventi estremi può aggravare pressioni ecologiche che ricadono sui servizi ecosistemici e sulla biodiversità.
Da qui la necessità, indicata dagli autori, di indagini a lungo termine per quantificare i costi riproduttivi e cognitivi delle ondate di calore e per stimarne le ricadute demografiche e genetiche sulle popolazioni. Tra i prossimi passi figurano esperimenti su diverse classi tassonomiche, monitoraggi longitudinali delle coorti nate dopo esposizioni termiche e modelli che integrino effetti comportamentali e demografici. Lo studio del National Biodiversity Future Center e dell’Università di Padova è stato pubblicato su Global Change Biology.
