16 giugno 2026 – Semyon Skrepetsky è stato ucciso il 15 giugno 2026 a Biala Podaska, nell’est della Polonia, vicino al confine con la Bielorussia. Il procuratore locale ha dichiarato che è stato colpito da cinque proiettili, uno dei quali alla testa. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio; due uomini di nazionalità bielorussa sono stati fermati vicino al consolato della Bielorussia e le indagini si svolgono con il supporto dei servizi di sicurezza interni polacchi. Il procuratore ha precisato che Skrepetsky è stato raggiunto da cinque proiettili. I due fermati, entrambi di nazionalità bielorussa, sono stati posti a disposizione degli inquirenti: gli arresti sono avvenuti nei pressi del consolato della Bielorussia in città.
Attività pubblica dell’artista e segnalazioni di minacce
Skrepetsky, nato Robert Kuzovkov, viveva in Polonia dal 2021, dopo essersi rifugiato. Tre giorni prima dell’aggressione aveva organizzato una manifestazione davanti all’ambasciata russa a Berlino, esponendo un dipinto satirico che raffigurava Iosif Stalin con in braccio un piccolo Vladimir Putin. Negli ultimi mesi era stato presente anche alle proteste artistiche alla Biennale di Venezia: a maggio aveva partecipato a una protesta nel Giardino della Biennale, hanno osservato gli organizzatori. Poche ore prima di essere ucciso, sul suo canale Telegram Skrepetsky aveva pubblicato post nei quali segnalava di aver ricevuto minacce.
Attivista ucciso in Polonia, le reazioni politiche
Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e fondatrice di Spazio Pubblico, ha scritto su X: “Ho una notizia straziante da condividere: Semyon Skrepetsky, che ha manifestato con noi a Venezia contro la riapertura del Padiglione russo, è stato assassinato”. Nel post Picierno ha richiamato le vignette e le caricature dell’artista come forma di protesta contro autoritarismi e ha chiesto all’Unione europea di istituire una “Rete Europea per la Protezione dei Dissidenti e degli Oppositori Politici“, coordinata a livello comunitario per valutare minacce, condividere informazioni e predisporre misure di sicurezza per giornalisti, artisti e rifugiati politici. Katia Margolis, attivista russa residente a Venezia e membro di Memorial Italia, ha detto che “la sua vita è la testimonianza di un uomo forte, indipendente e coraggioso” e ha ricordato che l’artista, padre di cinque figli, era noto per le sue caricature contro il regime. Fotografie delle proteste a Venezia mostrano la sua presenza con la bandiera ucraina e una maglietta con la scritta “Russia is a prison of nations”.
La procura ha confermato che i due fermati sono sottoposti ad accertamenti e che le verifiche proseguono per chiarire moventi e responsabilità.
