16 giugno 2026 – La Prima Corte d’Assise di Roma ha autorizzato la ripresa del processo a Francis Kaufmann, 46enne californiano imputato per il duplice omicidio a Villa Pamphilj il 7 giugno 2025. La decisione è scaturita dalla perizia depositata nei giorni scorsi, in cui i consulenti hanno riscontrato “una significativa remissione del disturbo psicotico acuto e transitorio“. La sospensione del procedimento, il ricovero di Kaufmann nel reparto di psichiatria del Santo Spirito e il rifiuto del ciclo farmacologico prescritto dai medici hanno preceduto il ripristino della custodia cautelare e il trasferimento in carcere dell’imputato.
“Kaufmann può partecipare”, le parole della Corte
Nell’ordinanza i consulenti nominati dalla Corte hanno scritto che “la situazione clinica attuale è compatibile con la capacità di Kaufmann di partecipare al processo“. I giudici hanno ripreso la valutazione e precisato che “l’attuale stato fisiopsichico dell’imputato è compatibile con il regime detentivo, salva la necessità di apprestare un adeguato monitoraggio clinico“. La perizia registra dunque un miglioramento che i consulenti ritengono sufficiente per la presenza in aula, con la raccomandazione di controlli clinici durante la detenzione.
Richieste della parte civile in aula
L’ordinanza è stata accolta dall’avvocato di parte civile Emilio Malaspina e dalla consulente Roberta Bruzzone. “Riporta il processo nella sua sede naturale: l’aula di giustizia”, hanno dichiarato. Malaspina e Bruzzone hanno sottolineato l’importanza del passaggio in dibattimento per verificare la tesi accusatoria e hanno affermato che il miglioramento clinico permette di valutare in aula le circostanze contestate, compresa l’eventuale manipolazione strumentale della sintomatologia attribuita all’imputato. I legali hanno aggiunto che il provvedimento indica profili della personalità che il giudice ritiene utili alla valutazione complessiva: manipolazione, tendenze alla prevaricazione ed elementi riconducibili alla pseudologia fantastica sono menzionati come aspetti da considerare nel corso del processo.
Capo d’imputazione e principali elementi d’indagine
Nel capo d’imputazione, ripreso anche nel mandato di arresto europeo, a Kaufmann è contestato l’omicidio volontario per strangolamento, con l’aggravante della minore età della vittima, e l’occultamento di cadavere. La Procura contesta inoltre aggravanti legate al rapporto affettivo e di discendenza; l’accertamento di alcune aggravanti, in particolare la paternità della bambina, è rimandato ai risultati degli esami di Dna.
Gli atti d’indagine indicano che Kaufmann, noto anche con l’alias Rexal Ford, fu fermato il 13 giugno a Skiathos, in Grecia, e poi trasferito in carcere. Dai documenti del gip risulta che aveva ottenuto documenti con generalità fittizie e che a suo carico figurano precedenti per violenza domestica e aggressioni; l’ordinanza cita una condanna passata di 120 giorni per “aggressione con arma letale che ha causato gravi lesioni fisiche”.
Nei fascicoli c’è la ricostruzione degli spostamenti: la relazione con la donna sarebbe nata a Malta, dove sarebbe nata la bambina; dopo il delitto Kaufmann sarebbe fuggito tentando di lasciare il Paese e infine è stato rintracciato all’estero. Gli inquirenti ipotizzano manovre finalizzate al depistaggio – occultamento del cadavere, disfacimento degli indumenti e omissione di richiesta d’aiuto – e il gip parla di “elevata capacità criminale” e “pervicace volontà” di portare a termine il piano criminoso.
La Corte ha disposto la revoca della sospensione del processo e il ripristino della custodia cautelare in carcere: Kaufmann tornerà dietro le sbarre in vista dell’udienza del 6 luglio.
