14 giugno 2026 – Roberto Vannacci ha ribadito la sua opposizione al reato di femminicidio nel corso del punto stampa tenuto a margine dell’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, riunita all’Auditorium della Conciliazione di Roma il 13 e 14 giugno 2026.
Il fondatore del partito ed ex generale ha sostenuto che il femminicidio “non esiste” come categoria giuridica autonoma e ha contestato l’introduzione di una fattispecie specifica, in aperta polemica con la legislazione approvata dal governo di centrodestra. Dopo le sue parole arriva la risposta di Flamur Sula, padre di Ilaria, uccisa a Roma dall’ex fidanzato
Vannacci contro il reato di femminicidio
Nel punto stampa, Vannacci ha articolato la sua posizione attorno al principio di uguaglianza davanti alla legge: “Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il femminicidio“. L’ex generale ha poi aggiunto: “Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pella o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità“. A sostegno della sua tesi, Vannacci ha continuato: “Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio“.
La posizione si estende anche alle quote di genere: “Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande. Perché non mettiamo le quote rosa per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti?”.
Una polemica di lunga data
Non si tratta di una novità nell’agenda politica di Vannacci. Già a fine maggio 2026, prima dell’assemblea, il leader di Futuro Nazionale aveva attaccato direttamente Meloni, affermando che “Schlein e Meloni si sono accordate sul femminicidio, un’altra cosa assurda“, e ponendo la stessa domanda retorica: da quando un reato è più o meno grave in base al sesso di chi lo commette o lo subisce?
In un’intervista precedente aveva inserito il tema in un lungo elenco di critiche al governo: “Non avrei mai accettato il femminicidio perché, se la legge è uguale per tutti, un reato non può essere più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o all’orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce”
La risposta del padre di Ilaria Sula
Alle parole di Vannacci ha risposto Flamur Sula, padre di Ilaria Sula, la studentessa di 22 anni uccisa lo scorso anno a Roma dall’ex fidanzato e ritrovata in una valigia abbandonata in un dirupo nel comune di Poli, alle p
orte della Capitale.
“Nostra figlia ci è stata portata via senza un perché, senza un motivo”, ha detto all’ANSA. Poi la replica più netta: “Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne. Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire, parlare per gli altri è troppo facile”.
Le sue parole spostano la polemica dal piano politico a quello umano: non una discussione astratta sulla definizione giuridica, ma il dolore concreto di una famiglia che ha perso una figlia in un contesto di violenza di genere.
Cosa prevede la legge italiana
Le dichiarazioni di Vannacci arrivano dopo l’introduzione del reato di femminicidio come fattispecie autonoma nel codice penale. La legge n. 181 del 2 dicembre 2025 prevede l’ergastolo e riconosce la specificità delle violenze commesse contro una donna per ragioni legate al genere, al controllo, al possesso o al rifiuto di una relazione.
La riforma ha anche introdotto un’aggravante di genere e si inserisce nel percorso già tracciato dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013. Nel 2024 erano stati registrati 113 femminicidi, 99 dei quali in ambito familiare o affettivo.
Lo sfondo politico
Le dichiarazioni sul femminicidio si collocano nella strategia complessiva di Vannacci, che punta a costruire Futuro Nazionale come riferimento di una destra più radicale rispetto all’attuale coalizione di governo. È stato lo stesso ex generale a convocare e presiedere l’Assemblea Costituente, riunita all’Auditorium della Conciliazione di Roma sabato 13 e domenica 14 giugno – un appuntamento definito il lancio definitivo del partito, che dispone già di uno statuto e di una sede nazionale a Lucca. Per la prima volta si sono visti tutti insieme: 1.700 delegati, di cui almeno il 25% tra assessori e sindaci, per tacere dei consiglieri comunali. Nel corso dei lavori è stata eletta l’assemblea nazionale di 100 membri, che a sua volta ha scelto l’esecutivo di 20 componenti, a cui Vannacci ha aggiunto 10 di propria nomina – formalmente per riequilibrare la rappresentanza territoriale, ma di fatto mantenendo il controllo su ogni decisione.
Secondo i sondaggi, il partito – a cui aderiscono oltre 50.000 iscritti – si attesterebbe al 5-6%. Dall’assemblea, Vannacci ha anche tracciato il perimetro ideologico del movimento: slogan come “Italia per gli italiani” e il posizionamento come “guardiano della sovranità”, in contrapposizione a Von der Leyen, Draghi e al globalismo, con attacchi diretti tanto alla Lega di Salvini quanto a Fratelli d’Italia, nel tentativo di intercettare l’elettorato deluso da entrambi.
