14 giugno 2026 – Da diciotto mesi è immobile in un letto d’ospedale, combattendo contro una patologia cerebrale che l’ha trascinata in coma. Eppure, la scuola le ha negato la promozione. È la storia di una ragazza di 17 anni, studentessa all’Istituto Enzo Ferrari di Battipaglia, bocciata per troppe assenze. Lo scorso anno, prima che la malattia la colpisse, aveva superato gli esami con i voti del primo quadrimestre. Oggi la scuola ha deciso di non classificarla, senza attribuirle alcun voto.
Studentessa in coma, cosa è successo
La ragazza di 17 anni è in stato di incoscienza da oltre un anno e mezzo e non frequenta le lezioni da fine 2024. Nel giugno 2025 era stata promossa grazie alle valutazioni raccolte nel primo quadrimestre, prima che la sua condizione peggiorasse. Ma all’ultimo scrutinio l’istituto ha comunicato alla famiglia che quest’anno non era possibile esprimere alcun giudizio né assegnare voti che giustificassero la promozione.
Nel documento di valutazione compare la sigla “N.C.”, cioè “non classificata”, che indica l’assenza di elementi utili per un giudizio conclusivo. La bocciatura è stata motivata dal superamento del limite massimo di assenze previsto dalla legge. La famiglia, sconvolta, ha scritto una lettera di protesta definendo la bocciatura “offensiva e disumana”, vista la grave condizione della ragazza, che non ha potuto partecipare in alcun modo alle attività scolastiche. Ha chiesto l’annullamento dello scrutinio e una spiegazione chiara sulle procedure adottate.
Il preside Luca Mattiocco ha spiegato che l’anno precedente la promozione era stata possibile grazie alle valutazioni del primo quadrimestre, mentre quest’anno non c’erano più elementi oggettivi per esprimere un giudizio. “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo”, ha detto. Per dimostrare vicinanza, la scuola ha organizzato un momento pubblico in memoria della studentessa e una docente si è recata a casa sua, per mantenere un contatto umano nonostante la situazione difficile.
La legge sulle assenze e i casi di salute grave
La questione ruota attorno all’articolo 14 del D.P.R. 122/2009, che stabilisce che per passare alla classe successiva o sostenere l’esame di Stato bisogna frequentare almeno il 75% delle ore obbligatorie. Questa regola può essere derogata solo in casi eccezionali, come gravi problemi di salute, ma solo se la scuola dispone comunque di elementi sufficienti per valutare l’alunno. Nel caso della ragazza di Battipaglia, l’incapacità totale e prolungata ha impedito di raccogliere dati utili per la valutazione.
Il collegio dei docenti può concedere deroghe sulle assenze, ma questo non significa automaticamente promuovere o far superare l’esame. Serve sempre un minimo di elementi oggettivi per esprimere un giudizio sull’apprendimento e le competenze acquisite, anche in situazioni difficili.
In questo caso la scuola ha dovuto applicare la legge, come sottolineato dal dirigente Mattiocco. L’assenza di dati valutativi ha portato alla bocciatura, senza però negare l’attenzione e la sensibilità dimostrate nel ricordare la ragazza e andare oltre la semplice formalità.
Battipaglia tra regole e umanità: una comunità divisa
La vicenda ha colpito profondamente la comunità di Battipaglia. La prima bocciatura aveva già suscitato discussioni, poi attenuate da una valutazione parziale. Stavolta, però, la mancanza totale di elementi per giudicare l’anno ha trasformato una procedura normale in un caso che divide opinioni e addetti ai lavori. Da una parte c’è la necessità di rispettare le norme che regolano la validità dell’anno scolastico e la frequenza; dall’altra, la realtà di una famiglia che vive un dramma enorme. A Battipaglia si è aperto un dibattito più ampio sui limiti delle regole scolastiche nei confronti di studenti con gravi problemi di salute. Il caso mette in luce la necessità di un confronto tra istituzioni e comunità per capire come sostenere al meglio ragazzi e famiglie in situazioni delicate. Un tema destinato a influenzare le politiche educative e la gestione di casi simili in tutto il Paese.
